Vivere l’amore

 
Era di luna il riverbero
che gocciolava nitore
da occhi stupiti,
traboccanti di quel blu
che unisce cielo al mare
in una sinfonia inedita
fatta di cuori pulsanti
un’unica  angelica canzone.
M’incatenò la voglia di cielo
che in lui identica trovai.
Annaspai dimenandomi un poco
inciampai in ataviche remore
frenai quel battito in corsa.
Riguardai i suoi occhi
pieni di luna
aprii le mie labbra alle sue…
… persi o vinsi
il pudore.

Elide Colombo

Published in: on maggio 26, 2011 at 07:25  Comments (10)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Silenzio d’abisso

Seduta.

In silenzio.

Non c’è
nemmeno
l’ombra
della sera.

Ma sugli occhi
sfibrati
di stanchezza
una piccola luce
guida
la trasformazione.

Salto,
senza pensare,
nel mio
seduto silenzio.

E sento
il battere
delle vene
nelle arterie
asportandomi
lenta
dentro culle
profumate
d’incoscienti
subconsci
tra abbandoni
di letarghi
movimentati.

E non mi conosco…
Non ancora… no.

Glò

Published in: on maggio 26, 2011 at 07:23  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Sonetto 109

SONNET 109

O, never say that I was false of heart,
Though absence seem’d my flame to qualify.
As easy might I from myself depart
As from my soul, which in thy breast doth lie:
That is my home of love: if I have ranged,
Like him that travels I return again,
Just to the time, not with the time exchanged,
So that myself bring water for my stain.
Never believe, though in my nature reign’d
All frailties that besiege all kinds of blood,
That it could so preposterously be stain’d,
To leave for nothing all thy sum of good;
For nothing this wide universe I call,
Save thou, my rose; in it thou art my all.

 §

Non dire mai che il mio cuore ti è stato infedele

Sebbene la lontananza sembrasse attenuare la mia fiamma:

Potrei forse allontanarmi da me stesso? No, come non potrei

Abbandonare la mia anima che è chiusa nel tuo petto:

Quella è la casa del mio amore. Se ho vagato,

Come ogni viaggiatore alla fine torno a casa,

Giusto in tempo, dal tempo non cambiato,

Porto l’acqua nella fedeltà per lavare le sozzure del viaggio.

Non credere – benchè nella mia natura regni

La fragilità che assedia ogni tipo di sangue –

Che io possa stupidamente insozzare quell’acqua,

Che io lasci per un nulla la tua ricchezza di bontà:

Perchè nulla è per me l’intero l’universo…

Tranne te, mia rosa: nell’universo sei tu il mio tutto.

WILLIAM SHAKESPEARE

A che serve

Ma a che serve quella
morbida curva del seno
s’è lì appesa in profumo
d’arazzo sul muro.
E a che serve la bocca,
florida di rosso se
non assorbe l’altro,
trabocca e l’assapora.
Che cosa serve saper
balzare ancora
pozzanghere
in fiera voce
col fulvo in volto,
se non si salta più.
Non raccontano più
gli odori del mondo:
il giorno nasconde
tutti i suoi nomi,
la notte riannusa
antichi sigilli.
A che serve cantare
ad orecchi spenti
l’inno alla linfa, atavica sete
di labbra di latte,
di bocche in lallazione.
E a che serve incarnare
guerrieri lucenti,
braccia ardenti a strizzare
dei venti una rosa,
sciabole in ghiaccio
al certame
fino al primo assolare.
Saremo falangi impegnate
nel costruire altro tempo
per donare domani
che rigirino zolle.
O forse siamo già stati
in metamorfosi
di sensi e di umori,
e le mille dita della mano
basteranno
ad afferrare il mondo intero?

Tinti Baldini e FlavioZago

Oltre l’apparenza


Tornano le cose
ad avere senso
oltre l’apparenza,
oltre il vuoto cercare,
ridotte alla mera essenza.
Restiamo scabri, attenti
ai muti messaggi
come alunni ai primi rudimenti.
Prodigo sarà l’alfabeto dell’universo
anche con chi è duro d’orecchio.

Roberta Bagnoli

Published in: on maggio 26, 2011 at 07:02  Comments (8)  
Tags: , , , , , , , , , ,