Declino

Alcune domande
turbano il mio dormire,
Sono nato troppo presto
o troppo tardi?
Cosa faccio in questo mondo
dove la gioia
mi è sempre soverchiata
dal soffrire?

Le mie speranze, i miei desideri,
dormono un sonno dolente.
Perché ad ogni gioia,
mi si alterna il dolore,
e la tristezza riaffiora,
violenta e maligna?
Dondolo e l’altalena della vita
costringe l’anima mia
in ginocchio.

I miei occhi stanchi,
il mio crine incanutito.
trasmettono quanto tempo
e quante avventure di vita
hanno attraversato.
Ma ora frugando
nei recessi dell’anima mia,
capisco ed invoco pietà.

Marcello Plavier

L’onda che scorre

tra le braccia del mondo
ferma impassibilmente,
contata, riletta, sfogliata…
é lemma di lancette metodiche
a cui s’aggrappa in rapido mutare
la somma di cifre abbattute
che schiaccia il peso dell’età
nello spazio invisibile di un soffio
e rende presupposti
di navigazione
nella sfera celeste.
Ora che incombe il senso
della partenza
con la valigia vuota
cerco qualche indumento
da portare:
versi lasciati impressi sulla tela,
fantasie di proventi accumulati,
teneri fili a ricucire inganni…
all’altro lato
sono previste risme di rimpianti
a cui s’affida l’eco palpitante
ancora dentro il vuoto della stele.

Giuseppe Stracuzzi

Lasciala andare

 
Si consuma
ogni cosa
che tocco,
come se di tutto
dovessi serbarne
una parte
per quando,
più tardi,
vorrò ricordarne
il suono,
il profumo,
il sapore
e l’unico modo
per lasciare qualcosa
intatta
è sfiorarla appena
nel passaggio
mentre già si allontana.
Ogni cosa che tocco
diviene più sottile,
che un sospiro
basta a spogliarla
ed anche il mio tempo
si consuma
insistendo nel cercare
di tirarlo indietro.

Gian Luca Sechi

Published in: on maggio 28, 2011 at 07:15  Comments (3)  
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Su d’un eremo volare

 
Sto pensando di mollare,
e su d’un eremo volare.
Porterò poco, o niente,
d’ogni cosa,
del sistema che m’imbriglia,
e che l’una all’altra s’assomiglia.
Voglio dire…basta al mondo,
che mi prende per il fondo,
in una corsa in girotondo…
e non s’arriva mai al traguardo,
come il criceto sulla ruota
nella gabbia
E da lassù …
griderò ad alta voce,
di non esser così voraci…
nel rincorrer le chimere,
ma ricordarsi d’anteporre…
sempre il proprio essere…
anziché il proprio avere  

Ciro Germano

Published in: on maggio 28, 2011 at 07:11  Comments (6)  
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Sensi

Come per quotidiana intimità

che più non ci sorprende del noi stesso

in piena luce in ombra e oscurità

abito non diverso nel tuo sesso:

lo guardo attento insieme a te patisce

il gentile morirsi d’ora in ora,

la lingua ti nomina e lambisce,

la mano ti medita e ti esplora

il respiro ti parla, il tuo tremore

del futuro svuotato m’impaurisce

l’orecchio accosto al cuore

un tempo di brevi momenti scandisce:

dove in te scopro una terra evidente

che nei previsti confini concludo

mia familiare madre e parente

coscienza e corpo nudo.

GIOVANNI GIUDICI      (1924-2011)