La vita

il fatto smarrito
nel nulla; ed è questo l’ uomo:
bambino piangente, una culla,
l’ òbito inizia….

Chi ha fortuna gode , pena
chi langue ed in mestizia soffre
(a volte) odiando, perché senza scampo
oppresso è dal più forte:

mastro di cattiverie ed egoismi
atàviche ingiustizie, del creato
a séguito progènie tramandato.

E solo un giusto – buononesto
timorato d’Iddio – retto, probo:
benedetto; se quel giusto esiste,
nel morir può godere della vita –
non solo quella eterna – anche mortale:
scoppio d’ azzurro e strepito di mare.

Ma questo prima d’autodistruzione,
ingorda per qualcuno che s’accresce
in rapporto d’egoismo inquinante,
umana creazione delinquente
e, peggiore realtà, che sempre mente.

Paolo Santangelo

Torture

Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.

Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.

Nulla è cambiato.
C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo ne risponde
era, è e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso.
Il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

WISŁAWA SZYMBORSKA

Respirare l’azzurro

Canzone
lungo un sentiero
di farfalle
diffondersi di note
profumate d’erbe.

Risveglio nel bosco
ricami in controluce.

Cascatelle tra felci
incresparsi di pensieri
in fiore viola.

Respirare l’azzurro
e posarsi
sulle ali di un falco
nel vento.

Graziella Cappelli

Nubi rosa al tramonto

Odore di pioggia salmastra
Preludio di sereno

Brezza fresca
Foglie gialle incipienti d’autunno
Liquida malinconia

Anna Maria Guerrieri

Published in: on giugno 3, 2011 at 07:09  Comments (7)  
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Il rumore del silenzio

E’ assordante il rumore del silenzio,
capace di fermare anche il tempo
come se celasse un inganno,
un precipizio nel vuoto 
dal quale è impossibile fuggire.
E’ assordate il rumore del silenzio
quando in esso fluiscono i pensieri
creando un ronzio metallico
che da voce al proprio pensare,
al fluire delle emozioni.
E’ assordante il rumore del silenzio
quando circondati da persone
l’isolamento diviene totale
e una bolla inesistente ma solida
inghiotte ogni cosa come fosse buco nero.
E’ assordante il rumore del silenzio
se non odo la tua voce…

Patrizia Mezzogori