Innamoramenti

Sono nato in primavera
nell’ aria profumata
sotto il sole che non brucia
tra il giallo, il verde, il rosso e l’ azzurro
com’ era dolce quella primavera
in cui, solo, lungo la strada
non riuscivo a sentire più il tempo
come se non esistesse,
com’ era dolce quella primavera
e com’ è lontana ora
mentre affondo le gambe
nella neve e sento
le ossa dei morti
spezzarsi sotto i piedi nudi
e ferirmi con miriadi di schegge
perché non li debba dimenticare
e voglio pensare che siano sterpi
e voglio credere di poter guarire,
dovrò tagliare i miei piedi
perché il freddo dell’ inverno
mi costringerà a perderli
e carponi la prossima primavera
sentirò da vicino
il profumo dei fiori
e sotto il giallo e il verde
e il rosso, così vicino, scorgerò
le tombe malcelate e saprò che un altro
inverno mi attende
e ancora, per il gelo
perderò le gambe e le braccia
solo il tronco resterà a primavera e
sarò disteso sopra quelle ossa
sotto quello splendido
ingannevole tremendo azzurro,
così mi coglierà l’ inverno pietoso
e non sarà più niente di me
solo il suono delle ossa
che si spezzeranno
sotto il passo
del prossimo illuso.

Gian Luca Sechi

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8 commentiLascia un commento

  1. Io amo molto l’inverno con la neve, e la visione che ci proponi mette addosso un gran gelo e tristezza. L’inverno non lo identifico alla fine di tutto, bensì alla naturale conclusione di una fase che prelude all’inizio di un’altra….una nuova vita in cui procedere. Sarò un’illusa? Forse ma ho la convinzione che non sia indispensabile il corpo deperibile per proseguire il cammino tracciato. Grazie Gian Luca del poetico spunto di riflessione, un abbraccio.
    kicca

  2. Bellissima poesia intrisa di amarezza e disillusione, le stagioni rappresentano secondo me le fasi della vita, la primavera nascita e amore, l’inverno maturità e morte…una cosmica alternanza di anni e stagioni in attesa di un cielo d’amore che il poeta vede “splendido ingannevole tremendo azzurro”. Grazie caro Gianluca per l’intensa emozione, i tuoi versi sono stupendi. Un abbraccio.
    Roberta

  3. poesia molto bella e sentita, il poeta si rapporta quasi sempre alle stagioni, alla natura che stimola al senso..
    Versi, che versano dolore nel cuore…
    aurelia

  4. Caro Gian Luca.

    La tua poesia comincia molto bene. E’ ottimista ed è un inno alla natura nel momento della tua nascita.

    Tuttavia sorge il dramma. Le ossa malcelate di chi ci ha preceduto, il congelamento graduale dei tuoi arti.
    Disteso su quelle ossa l’ultimo pensiero andrà al prossimo illuso. Che spezzerà le tue con le altre ossa.

    Deluso del tuo vissuto hai espresso molto bene la fine materia. Hai ragione, forse alla fine prevale il pessimismo (e in questo sono molto simile a te) dell’umano materia, non anima immortale.

    Complimenti la metafora sulla morte fisica è perfetta. E i versi pure.

    Cari saluti,
    Paolo

  5. Beh, Gianluca, certo pessimista. io con la vita mi sento, nonostante i vari periodi, le alternanze di stati positivi e negativi, che potrebbero essere primavere ed inverni, morti e rinascite interiori, mi sento più in accordo alla fine.
    “carponi la prossima primavera sentirò da vicino il profumo dei fiori”: è vero che spesso quando qualcosa ci manca (in questo caso i piedi, ma è riferibile ad ogni altro) si acuisce un altro sentire. trovo bellissima questa metafora. ma sotto i colori, le tombe malcelate. assieme allo splendore dei fiori vedi già la morte: primavera e morte, uno strano accostamento, estremamente romantico, nel senso classico del termine: amore/morte, splendore/morte. non so se il tuo sia un gioco letterario, o al contrario un reale sentire. in ogni caso bella poesia. anche se io la vita la vedo molto diversamente.
    un caro saluto azzurrabianca

  6. Splendida metafora del vivere e del suo senso ,delle disillusioni che ritornano.Mi ritrovo con Azzurra bianca per quel senso di romanticismo personale che pervade,Gian Luca,i tuoi versi.Chapeau!Tinti

  7. Fortissimo contrasto primavera-inverno, vita-morte, reso con splendide immagini.
    Sandra

  8. Mi associo ad Aurelia, il poeta si rapporta quasi sempre alle stagioni, “così mi coglierà l’ inverno pietoso
    e non sarà più niente di me” l’inverno rappresenta il freddo, il gelo, la morte,
    “com’ era dolce quella primavera” la primavera pappresenta la rinascita, la vita nuova, e se ho ben capito il poeta rappresenta in questo testo il logorio delle sue stagioni, io l’ho intesa così, comunque molto bella Rosy


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