Scabrose geometrie

 
Vagando in cerca della verità
mi ritrovo a inciampare qua e là
sui punti di una retta senza fine
o in questo cerchio cosparso di mine.
Se esaminassi con mente più quadrata
I lati e gli angoli in trigono, beata,
della mia pace arbitro il Pentagono
più non sarebbe; ma solo l’Esagono
intrigherebbe di rime ogni mio giorno,
e il rombo poi, me lo farei al forno.
Tanto l’enigma di sta telenovela,
la sa il Triangolo, ma non la rivela.

Viviana Santandrea

Impressioni

 
I banchi del mercato colorati
I fiori che si vendono sono stati traditi
E la bellezza effimera dei bulli di periferia
Gli avambracci scoperti e tatuati
Coi  sogni di viaggi mai fatti
E il Polo Sud è un’idea stramba
Per chi non ama l’avventura
E non farà mai nulla di così scontato
Da meritare funerali di stato
O lacrime stagionali
Come gelsomini oppure il glicine
Che non vuol  crescere sul  mio balcone
E c’è uno spreco di sogni
Anche nel mio nome
Se nulla è stato visto di quello che ho fatto
Quando innamorato cercavo spiagge
Di pietra lavica e sognavo ancelle
E bevevo alla sorgente con le mani a bicchiere
Senza sapere che potevo morire a vent’anni
Nel sudore di un’uniforme
Senza nemmeno il tempo di un pensiero
Come il Piero di una canzone
Che insegno ai figli
Per farli guarire.

Maria Attanasio

Torre d’avorio

M’hanno tolto la benda
sulla porta di casa
per vedere il già visto
per morire all’entrata.

Sono dodici passi
sempre quelli, strusciati,
da vecchie pantofole
per scacciare l’insonnia.

Sono uscito bendato
per paura del fuori
e le orecchie tappate
per non carpir rumori.

Ma il brusio è rimasto
a confonder la mente
a immaginar le cose
che la vita ha negato.

Nella torre d’avorio
in cui vivo da sempre
c’è la stanza dell’eco
ma nessuno ha le chiavi.

Ci son ombre cinesi
a presentar filmati
su parete di fondo
ma la lanterna è spenta.

per non voler sapere
a che punt’ è il mondo
mi sono corso dietro
come il gatto la coda.

Lorenzo Poggi

Splash

the illusion is that you are simply

reading this poem.

the reality is that this is

more than a

poem.

this is a beggar’s knife.

this is a tulip.

this is a soldier marching

through Madrid.

this is you on your

death bed.

this is Li Po laughing

underground.

this is not a god-damned

poem.

this is a horse asleep.

a butterfly in

your brain.

this is the devil’s

circus.

you are not reading this

on a page.

the page is reading

you.

feel it?

it’s like a cobra. it’s a hungry eagle circling the room.

this is not a poem. poems are dull,

they make you sleep.

these words force you

to a new

madness.

you have been blessed, you have been pushed into a

blinding area of

light.

the elephant dreams

with you

now.

the curve of space

bends and

laughs.

you can die now.

you can die now as

people were meant to

die:

great,

victorious,

hearing the music,

being the music,

roaring,

roaring,

roaring.

§

l’illusione è che tu semplicemente

stia leggendo questa poesia.

la realta’ è che questa è

più di una

poesia.

questo è il coltello di un accattone.

è un tulipano.

è un soldato che marcia

attraverso Madrid.

questo sei tu sul tuo

letto di morte.

questo è Li Po che ride

sottoterra.

no, non è una dannata

poesia.

è un cavallo che dorme.

una farfalla dentro

il tuo cervello.

questo è il circo

del diavolo.

e non lo stai leggendo

su una pagina.

è la pagina che legge

te.

la senti?

è come un cobra.

è un’aquila affamata

che sorvola la stanza.

questa non è una poesia.

la poesia è barbosa,

ti fa venire

sonno.

queste parole ti incitano

a una nuova

follia.

ti ha toccato la grazia,

sei stato spinto

dentro una

abbacinante regione di

luce.

adesso l’elefante

sogna insieme

a te.

la volta dello spazio

curva e ride.

adesso puoi morire.

tu puoi morire adesso come

si doveva morire da uomini:

grande,

vittorioso,

con l’orecchio alla musica,

essendo tu la musica,

che romba,

romba,

romba.

CHARLES BUKOWSKI

Il mio migliore, unico assolo

A Lisa

Sono tornato
senza le armi
cantando l’inno
dei passati anni.
La brace accesa
è invidia alle stelle
ora che a ardere
ti lascio dentro.
Colma d’azzurro
e di rosso rubino
fiamma che infiamma
teneri ardori
mai assopiti
con le mie mani
nelle tue, porgo.
Senti il bruciore
spalmarsi gentile:
e dentro riardere
come mai spento.
Richiamo dei giorni
che tutto hanno detto
senza parole,
solo col canto
che esce da dentro.
Sono tornato
come in un volo
senza le armi
cantando l’inno
profumo del cuore:
il mio migliore,
unico, assolo.

Armando Bettozzi

Promesse

“Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni”

CARLO COLLODI

Published in: on giugno 9, 2011 at 07:09  Comments (3)  
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