A Liuba che parte

Non il grillo ma il gatto
del focolare
or ti consiglia, splendido
lare della dispersa tua famiglia.
La casa che tu rechi
con te ravvolta, gabbia o cappelliera?
sovrasta i ciechi tempi come il flutto
arca leggera – e basta al tuo riscatto.

EUGENIO MONTALE

Il bacio

 
Le labbra socchiuse
s’accostan frementi
si sfiorano, si schiudono
dapprima, lievemente
consentono, ora,
l’ingresso negli antri
dei corpi esultanti…
dai colpi sferzanti
S’intrecciano,
essi,  avidamente
danzando con sintonia
in una spirale…
di perfetta armonia
I sapori, e i respiri
sono un tutt’uno,
ed il bacio soffuso
diventa profondo
nel mentre,
la pelle traspira…
e il profumo si fonde

Ciro Germano

Published in: on giugno 10, 2011 at 07:29  Comments (6)  
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Memoria

Dove vai memoria, vaghi lontano
dai miei ricordi, non torni a me.
Nuda resto senza passato,
spoglia di futili ricordi,
di cose vissute,
di luoghi ormai cancellati.
Più non rammento quei volti giovani,
di un tempo lontano, legati a me
dal ricordo di giochi infantili.
Quei luoghi dove bambina
ho visto il susseguire lento delle stagioni,
il mutare dei colori,
il manto argenteo della brina che
ricopriva la nuda terra.
Non più memoria, mi accompagni
tra strade affollate e festose,
a negozi ormai chiusi da grigie
serrande scarabocchiate.
Ti sei portata via con i ricordi
Anche le gioie, e i dolori,
più non sento rancore per il male,
non sento calore che infiamma il cuore.
Tutto ti sei presa, ma non l’amore,
di lui mi resta una fiammella accesa,
che brucia lentamente ma sempre costante.

Gianna Faraon

I baci della luna

Mi arrampicai fin lassù,
poi, rannicchiata
in quell’alone soffuso
nato dal suo respiro,
mi lasciai cullare
con il capo dolcemente posato
sulle sue candide guance.
Catturai una goccia
e, portatala alle labbra,
sentii il sapore di tutti i baci
degli amanti.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 10, 2011 at 07:06  Comments (8)  
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Lago asciutto

 
La mia mente è un lago asciutto.
Qualche pozzanghera d’acqua putrida,
scura come i miei pensieri.
Dov’è finita la mia sorgente?
Dove si è incanalata quella vena
che a getti donava il meglio di se?
Mi guardo intorno sperduto in quella
che sempre più appare una fossa
melmosa.
Su quel fondo ritrovo quanto il cuore
ripudiò.
A fatica affondo i miei passi incerti,
tra inutili memorie e volti dolorosi
di chi credevo lontano.
Orme lascio che lente si richiudono
come ad ignorare il mio passaggio,
per dimenticare.
In alto, sull’antica riva fiori
che al cielo si uniscono scorgo
rimpiangendo l’acqua chiara
nella quale si specchiavano.
Anche nel niente che mi circonda,
tra i relitti del passato,
sul fondo fangoso
è ancora poesia,  seppure dolente.

Claudio Pompi