Se non ti avessi amato

 
Se non ti avessi amato
quanta fatica in terra
a trascinare il giorno
e quanta in cielo
a spingere il giro della luna
Nei miei cassetti
quaderni di pagine bianche
e pettini senza denti
per carezzare i sogni
Nelle mie dita
attese senza un domani
stupori nascosti e brividi
e quelle parole mai scritte
rimaste in gola
se non ti avessi amato
Ancora un’alba
rischiara la terra umida
e l’ostinato rifiorir della ginestra
Tu sei disperata luce
di un miraggio tenero e distante
ma basta quel fioco albòre
a farmi di certezza il dono
che non sarebbe stella il sole
e vita questa mia vita
se non ti avessi amato

Fabio Sangiorgio

…Non voglio sentire

Non voglio sentire
la voce sottile
che i fiordi tristi
del mio cuore sovrasta

Non voglio rivedere
la vita affossata
nei miei occhi
allo specchio

i gomitoli
di voci evanescenti
i sorrisi accomodanti
di vita riuscita a metà

Ho voglia
di chiudere gli occhi
e di tuffarmi in un mare
di stelle fluttuanti
di cullarmi in quell’onde
fino a rapirmi
nel mio sonno
lieve

Silvano Conti

Published in: on giugno 12, 2011 at 07:11  Comments (7)  
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Moby Dick

L’idea più a lungo cullata era di tutti:
fiocinatori da sempre
andammo in barca.
Sotto tettoie di nuvole locali
mangiate ai lati come michette
uccelli a riva; più niente dopo solo mezz’ora.
Tutti zitti
soltanto l’acqua e un guscio di noce
e poi i segreti, le piccole erezioni notturne
la paura, che quella grande bocca mai ferma
ci inghiottisse.
Ci prese il mancamento dei vinti, via le risa
le canottiere e braghe da poveri
via tutto.
Felicità del nudo sfidava anche la morte
i binocoli di quelli rimasti sopra i sassi
a leggere giornali
col pane tra le mani.

Massimo Botturi

Perchè ti amo?

Ti amo…
di un’amore impossibile
che vive solo nel mio cuore
nutrendosi di musica e parole.
Nella consapevolezza
che nessun futuro potrà avere
questo sentimento 
che riempe la vita mia.
 
Ti amo…
nella malinconia del silenzio 
che avvolge le mie giornate,
nel delirio dei sensi
mentre urlano la tua assenza
con tenerezza e senza colpe,
unita a quel brivido
che non mi ha lasciata più.
Patrizia Mezzogori

Vacca

VACA

Se tendió la vaca herida;

Árboles y arroyos trepaban por sus cuernos.

Su hocico sangraba en el cielo.

Su hocico de abejas

bajo el bigote lento de la baba.

Un alarido blanco puso en pie la mañana.

Las vacas muertas y las vivas,

rubor de luz o miel de establo,

balaban con los ojos entornados.

Que se enteren las raíces

y aquel niño que afila su navaja

de que ya se pueden comer la vaca.

Arriba palidecen

luces y yugulares.

Cuatro pezuñas tiemblan en el aire.

Que se entere la luna

y esa noche de rocas amarillas:

que ya se fue la vaca de ceniza.

Que ya se fue balando

por el derribo de los cielos yertos

donde meriendan muerte los borrachos.

 §

Si accovacciò la vacca ferita.

Alberi e ruscelli s’arrampicavano sulle sue corna.

Il muso sanguinava nel cielo.

Il suo muso d’api,

sotto il baffo lento della bava.

Un urlo bianco alzò la mattina.

Le vacche morte e le vive,

rossore di luce o miele di stalla,

muggivano con gli occhi socchiusi.

Lo sappiano le radici

e quel bambino che affila il suo temperino

che ormai si possono mangiare la vacca.

In alto impallidiscono

lune e giugulari.

Quattro zampe tremano nel vento.

Lo sappia la luna

e questa notte di rocce gialle:

che ormai se n’è andata la vacca di cenere.

Che se n’andò muggendo

nella rovina dei cieli rigidi

dove mangiano morte gli ubriachi.

FEDERICO GARCIA LORCA