Domani è già mai più

Riesumo la mia danza
a fil di baratro
tra le scocche d’un mutismo
assemblato in desiderio non invasivo.
Fingo incessante
l’“all right” di circostanza
a filo d’occhio interrotto
da suono, da lusinga, da parola mai arrivati.

Nel frattempo
stringo disgustata
competizioni d’arrogante presenza
irrispettosa
nel dispetto d’un esserci senza richiesta.

Evapora un’ansia
e una farfalla
si arresta a mezz’aria.
Trascina le sue ali nell’alito dei suoi colori spettrali
burlandosi d’un inchiostro appoggiato
in cima ad un burrone di carta bruciata,
di lettere già evaporate nel fumo
che ho trascinato con gli occhi
nel dimenticatoio d’un voler
ricominciare.

Glò

Oasi di tepore

In questa regione
di confine,
sulla strada
che fila dritta
verso la frontiera,
c’è una detestata piattaforma
dove giungono a frotte
pellegrini
con inciampi
gli affanni
i malumori…
il testo più dolente
è il cuore secco
a queste altezze
per troppo freddo
e siccità di amore.
Il paesaggio é sbiadito
ma qualche foglia gialla
e un raggio d’oro
sussurrano,
l’oasi di tepore
inganna il tempo
e fa spuntare i fiori.

Giuseppe Stracuzzi

Gioca con me

Gioca con me amor mio,
gioca con me a rincorrere le nuvole soffiate via dal vento,
a tirare la coda alle comete,
o a cercare di capire dove nasce l’arcobaleno.
Gioca con me
e saliamo su nel cielo durante un temporale
per vedere le gocce di pioggia cadere sulla testa del mondo
e magari   riscendere giù a precipizio,
per giocare a nascondino sul prato illuminato dalla luna.
Gioca con me
per cercare il quadrifoglio in un campo di papaveri
ed entrare in una foresta buia per trovare dove vive l’unicorno,
o per salire sulla cima di un monte altissimo,
per carpire al vento il segreto della vita
dell’amore e del sorriso.
Ho voglia di giocare con te amor mio
e insieme prendere per mano
tutti i bambini del mondo
per vederli felici
facendo un enorme girotondo.

Sandro Orlandi

Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

Non è l’alba ancora

Come un incontro
-fugace –
spezzato frammento
uno spicchio di luna
nel limbo sparuto del tempo.
Senza senso le ore
si sgretola piano la notte
tra lattine vuote rotola la noia
assurda follia
questo rincorrer di passi.
Sotto lampioni assonnati
guardo le strade deserte
ma non è il momento ancora
-l’alba dorme i miei sogni-

astrofelia franca donà