Storia di dodici mesi

Dice gennaio: chiudete quell’ uscio!
Dice febbraio: io sto nel mio guscio!
Marzo apre un occhio e inventa i colori
Aprile copre ogni prato di fiori.
Maggio ti porge la rosa più bella
Giugno ha in pugno una spiga e una stella.
Luglio si beve il ruscello in un fiato
Sonnecchia agosto all’ombra sdraiato.
Settembre morde le uve violette
Più saggio ottobre nel tino le mette.
Novembre fa di ogni sterpo fascina
Dicembre verso il Presepe cammina.

Sandro Sermenghi

Eros

Eros è come un fabbro:
mi stronca col suo enorme maglio,
poi mi lava il sangue
in un gelido torrente.

ANACREONTE

Published in: on giugno 25, 2011 at 07:21  Comments (3)  
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Kavaja

Kavaja ha finestre affacciate sull’Adriatico
Davanzali di gerani, con mani in attesa
Vicini di casa con Bari, sono, li senti parlare a volte
O li vedi, a prendere un caffè nella veranda del mare

Avviene quasi sempre nelle belle notti d’estate
In cui le tarde ore ci trovano ancora fuori
A contemplare il cielo, i boschi fitti dei pini
Pilastri illuminati dal chiarore argenteo

Ha un suono mistico il suo silenzio
Le sue piccole case dalle rosse tegole
Le sue strade, spoglie da notturni rumori
Da vani luccichii e vanità giovanili

Due bianche dita al cielo si volgono
L’uno libertà, democrazia l’altro
Inciso di sangue in ogni soglia e pietra
Echeggiano orgogliosi in ogni cuore di Kavaja

Kavaja dalla rughe sul volto
Dalle mille sofferenze che ti squarciano l’anima
Nelle polveri di burocrazie, sepolta
Dalle sorgenti in secca, Kavaja assetata

Kavaja è donna di casa, dal capo coperto
Dalle lunghe vesti o minigonne e tacchi a spillo
Che orma non lasciano sul marciapiede
Ove giovani ragazzi,  fuori dalle botteghe, attendono

Kavaja dalla generosità di bellezza autentica
Tempio d’armonia e rispetto, t’accoglierà in ugual modo
Che tu sia uno che prega Allah, nell’antica moschea
O candele accendi, dinnanzi ad una croce, nella giovane chiesa

Kavaja terra del grano, del granturco e degli
Insonni poeti, che tessono versi per belle fanciulle
Kavaja dalle timide e sognanti palpebre
L’epicentro del mio cuore e dei miei pensieri

Anileda Xeka

Giorni

Vi erano giorni
per credere nell’opera
del mare
i suoi occhi pieni
culle di cielo
variavano
nella vastità

Vi erano giorni
colmi di strade dove
la montagna mediterranea
scendeva, s’appoggiava al blu
ne scorgevo la forza odorosa
anche se
pareva annegare

Vi erano giorni grandiosi
da incorporare
che scioglievano il moto del sale
lo spettacolo azzurro
mi inghiottiva
avvolgendo la sfera dei miei viaggi.

Aurelia Tieghi

Published in: on giugno 25, 2011 at 07:08  Comments (4)  
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Qui

Qui
quasi tutto si compie
tra false lune ed albe cangianti,
tra spalle corazzate e spilli velenosi,
stoppando il corpo in un momento.

Qui
bisogna invero soffermarsi
tra un respiro corto e l’altro
facendo perle incandescenti
delle paure e del coraggio.

E’ bello questo posto
specie quando posso entrarci,
adagio, frattanto liberato
dagli orpelli del mio turno.

E’ qui
che io mi accorgo
di spender bene il tempo
guardando attento l’alveo
su cui cammino o scorro.

Qui
giocare con me stesso,
viziare spasmi e tenerezze,
mi dà l’incontrastato affetto.
Qui, dentro me stesso.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 25, 2011 at 06:55  Comments (3)  
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