Soffi di vita

Il nostro Cantiere ha il privilegio di annunciare a tutti gli amici che è in uscita l’ultimo libro del nostro Sandro Orlandi, una raccolta di racconti di ambientazione fantastica, genere prediletto da Sandro, di cui conosciamo la poliedrica personalità di artista a tutto tondo. Nel complimentarci con l’amico poeta, musicista e narratore, ed augurandogli il successo editoriale che sicuramente merita, riportiamo qui sotto un estratto dalla prefazione al libro curata dalla scrittrice Rosella Rapa:

Nei racconti che fanno parte di questa raccolta sono molti i temi del fantastico esplorati. Dalla fiaba vera e propria ai racconti surreali, ma non si tratta di una fuga dalla realtà, al contrario. L’autore ci suggerisce di volta in volta un’idea per cominciare a riflettere sul mondo e l’ambiente che ci circonda che, spesso, è più incredibile di quanto possiamo immaginare. Leggendo  si resta coinvolti dalla narrazione e siamo portati anche a riflettere su noi stessi, sul come vorremmo che fosse la vita che viviamo, che quasi sempre si rivela contraria alle nostre aspirazioni. C’è inoltre il collegamento degli eventi narrati a precisi temi sociali, da sempre dibattuti senza soluzione finale e comunque da tutti molto sentiti. Un abbinamento certamente non facile, ma perfettamente riuscito all’autore. Tutto ciò che avete sognato, fantasticato, immaginato, lo si trova in queste storie e, chiudendo il libro, ritroverete il senso di quello che avete appena letto nel magico disegno della copertina, che crea la giusta atmosfera di sospensione e introspezione (….) Quando ci si accinge a leggere una raccolta di racconti, ci si aspetta un filo logico che li colleghi tra di loro, e cioè qualcosa che abbia spinto l’autore a riunirli insieme. Ma in questa raccolta ciò che unisce le storie è più impalpabile e improbabile. Magia, mistero? Certo, ma anche un tocco di surreale che ci permette di interpretare la vita di tutti i giorni in modo diverso, da un’altra prospettiva. Un libro da leggere con calma, perché ogni racconto vive di vita propria e il suo messaggio va compreso e interiorizzato. Alla fine ci accorgeremo di aver provato emozioni e sensazioni inconsuete, che forse avranno lasciato un segno dentro di noi. Un arricchimento per la mente e per lo spirito.

Rosella Rapa

Titolo: Soffi di vita

Autore: Sandro Orlandi

Prezzo:  € 12,00
Pag.: 160

Editore: Progetto Cultura

per acquisti

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http://www.ibs.it/code/9788860923349/orlandi-sandro/soffi-vita.html

Anche in formato e-book:

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Il Cantiere

Addio

Vive e respira
si muove e m’oscura,
parla con voce possente
il padre del mio presente,
benché ingrigito, lo sguardo spento,
mai domo e implacabilmente lento
racconta di cose che non voglio udire
a me che sbircio nell’ avvenire.
Delle due ombre unite
una sola di due vite
è restata, ma l’ altra,
fredda, dolce e scaltra
s’allontana su strade assolate
dimentica di troppe vane parole gettate
nel vento di travolgente trasporto
di quel sentimento mai morto,
brillante lezione d’esperienza
che accresce d’indesiderata sapienza
l’ animo mio attonito e smarrito
ormai schiavo di desiderio impazzito.
Con gli occhi aperti aspetta
colmo d’insoddisfatta fretta
il risveglio dell’antico carattere,
strenuo e saggio nel sapersi battere,
contro gli affondi dell’ avverso destino
che avevano fatto d’un bambino
un ricercatore di gioia sicura
contro la lacerante paura
che accadesse in questo volo
di restar per sempre solo.
Ma che sia questo lo stato,
ironia e risa del fato,
che potrà farlo tornare
come prima e mai uguale?
Ha pianto, riso, cantato,
scritto, detto ed urlato
nel buio e nella luce viva
fors’anche mentre dormiva
con la mente ha creato contorni
del dipinto in cui i suoi giorni,
pressati dall’ infinito bisogno
si son fusi col vero sogno
d’aver trovato una pace sincera
che scacciasse la notte più nera
dai ricordi di chi nel dolore
cercava solo di dare l’ amore.
Illusione, è soltanto questo,
ve lo dico con sorriso mesto,
che ci aspetta nel nostro affannarci,
della quale solo possiamo accontentarci
e perderci, dimentichi della finzione
trovando unica consolazione
nel reciproco convincimento,
di due spiriti vero giuramento.
In vero, tu che non volesti credere,
sappi che non sconfigge perdere
per quanto possa esser strano
ho la vittoria su ogni piano,
poiché, disperato e sincero, non fui io
colui che, libero e primo, disse addio.

Gian Luca Sechi

Parto di luce


Parto di luce
occhi che all’inizio
non vedono che ombre
e guizzi informi
soffi innocenti
spruzzi di cielo
sabbia incolore
abbracci scomposti
orli difformi
bianche nuvole
raggruppate in truppe
di sogni purissimi
cambia la scena
nuovi itinerari
fascino dell’altrove
mentre la vita gira
film in bianco e nero
quando il vento sfuma i colori
rimane sospeso l’approdo
danza la pupilla del sole
torna nell’eco dei ricordi
il dolore della notte
a tenere desto il faro lontano
rosseggia il tramonto
ha il sorriso dell’ignoto
mentre il fato spoglia
la corolla a tempo
di minuetto accelerato.

Roberta Bagnoli

Non ci sono più scuse

La strada è ferrata di suo,
non si gira mai indietro,
non mette le mani avanti,
procede spedita con valigie
di cartone fermo posta
nel giardino dei rimorsi.

Si sparge il sasso nello stagno
in cerchi sempre più sbiaditi
come ribelli all’intrusione,
come a ribadire il senso delle cose
ormai perso in algidi fiati di morte.

è il momento di tirar le somme
con l’inchiostro simpatico
marchiato a scomparsa
per non lasciare tracce
del nostro passaggio.

è anche il momento di stupirsi
di noi, di non credere possibile
rifugiarsi nella tana della volpe
senza pagare lo scotto.

E quindi inginocchiarsi
a piangere gli avvenimenti sperati
e luci di fondo a riscaldar l’ambiente.

Ci accompagniamo trascinando
lingue ad assaggiar torrenti.

Ma scrivere di lacrime non serve.

Lorenzo Poggi

Don Raffae’

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggioreale dal ’53

e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ mmè

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore co’ ‘sta fetenzìa
che sputa minaccia e s’a piglia co’mmè

ma alla fine m’assetto papale
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’o cafè

A che bell’o cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ a ricetta ch’a Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffae’

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre ‘o assessore che Dio lo perdoni
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce
con rispetto s’è fatto le tre
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
precisa ‘a mammà

Qui ci stà l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe’ me
vi faccio la barba o la fate da sé

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxiprocesso eravate ‘o chiù bbello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe’ ‘ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe’ fare presenza
io già tengo le scarpe e ‘o gillè
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
precisa ‘a mammà

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘nu santo
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà

A proposito tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill’ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
eminenza vi bacio v’imploro
chillo duorme co’ mamma e co’ mmè
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè

FABRIZIO DE ANDRÉ

Christia

Ogni anno
la vedo arrivare
minuta e pallida
con lo zaino fuxia
e i capelli radi
scende schiva
dall’autobus
e ci guarda
poi ride piano
e si carezza
il mento.
Viene qui a
prendere sole e colore
a mangiarsi il mare
e le frittelle di pesce
lei che
d’inverno
ancora ha brividi
e dolori
e la paura di mamma
dentro gli occhi
occhi che sono pozzi
se la sera
le prendi la mano.

Lei è una bimba
di Cernobyl
e noi
siamo quelli che
non capiscono
ancora nulla.

Tinti Baldini

Published in: on giugno 26, 2011 at 07:05  Comments (8)  
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