Lontano, molto lontano

Grandi sono i tuoi occhi
che mi fissano
nella nebbia fitta e nella notte buia.
Immensa è la coltre scura
che si estende sulla città silenziosa
sotto la quale
troviamo rifugio.

Cadenzati risuonano
sul selciato bagnato
passi che si allontanano.
Il fiume scorre lento
impassibile
acqueggiando sotto il ponte bianco.
Svelto un  gatto scappa via
miagolando
e lasciandomi solo
sospeso nel tempo rarefatto.

Piccole stelle brillano
sul tappeto di velluto nero
del cielo infinito.
Il vento freddo dell’inverno mi trafigge,
mi fa rabbrividire.
Ed io muoio,
io muoio,
perché so che non ti rivedrò mai più.

Sandro Orlandi

Published in: on giugno 28, 2011 at 07:49  Comments (12)  
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Egregi signori…

 
Noi, egregi signori,
ci scapestriamo in atti di perbenismo agguerrito
laddove la consumazione dei pasti  poeticamente romanzati
si svolge in Tavole Rotonde di Circoletti Viziosi
Gareggiare di “reminiscenze” nell’ogni giorno indebolito
di malattia planetaria sprofondiamo nella miseria
d’un saper guardare attraverso un minuscolo buco di serratura
costruendo lungometraggi di pensieristiche considerazioni
battendo col martello di parole cervelli
perché l’intelligenza ha  sapore metallico, scuote scuoiando
emotive sensibilità nella loro inferiorità.
Ancora si assiste a genocidi aberranti
nei silenzi politici d’intese democratiche
mentre nei deserti diversificati dalle loro naturali scenografie
spuntano cadaveri con i loro maleodoranti diritti negati.
Nessun tramonto, nessuna alba fredda o calda
nessun mare o lago o terra di fango di fiori e di cemento
merita l’assistenza di cuori deboli che sprofondano in girotondo astemio.
Egregi Signori
noi sempre gravidi di buoni propositi,
noi sempre protagonisti della nostra storia,
noi sempre portatori di (favolose) intimità,
noi sempre nascosti dietro il voler comprendere,
noi sempre egregiamente ci troviamo
a nascondere sotto la copertura della codardia
poesie romanzi trattati e saggi
in un’enciclopedia mai sfogliata
perché al minimo accenno d’orrore
maltrattiamo la verità nelle sue architettoniche
lingue esauste di umiltà.

Glò

A Stellina una mattina

 
Ti ho vista là
contro il cielo rosa
nella foschia chiara
immateriale del mattino
.
Sul bordo della poltrona
il tuo profilo si stagliava
rivolto alla luce
al riquadro della finestra
.
Guardavi più in là
immobile e silenziosa
forse anche tu ami i colori
quelle nuvole rosa sull’azzurro
.
O chissà i tuoi occhi
a cosa erano rivolti
se fosse solo una posa
o che mistero ti teneva
.
Stellina mia compagna
di ogni giorno, tu
mi sei sempre vicina
dolcissima micina!

azzurrabianca

Il globo

Ecco il globo: una palla di cartone,

che gira attorno a un asse interno. Gira…

Tracciato di color varii, si mira

il confin proprio d ’ogni nazione.

Questo, l ’Oceano Atlantico; ed è mare

quanto azzurro si vede. Questa soma

di grinze qui, montagne: le Alpi. Roma

è questo punto che pare e non pare.

Chi lo direbbe a prima giunta? Eppure

vi son uomini grandi, anzi immortali,

in questo baloccuccio; grandi mali

e grandi beni e grandi affetti e cure…

Io però me lo tengo tra le mani,

e lo faccio girare con un dito.

Stupido giuoco! Lo facciam finito?

Preparo il finimondo per dimani.

LUIGI PIRANDELLO

Sera

 
 
 
Nell’ora in cui le certezze si sfumano
e l’attesa divien via via più greve
vanno nella mia mente
stormi di corvi neri:
i cattivi pensieri
che la ragion non sente
vomitati dal cuore,
e ancor quelle paure
che le ali consumano.
Quali progetti?
E quanto tempo ancora?
L’incertezza mi vince.
Nella stanza,
vocata forse da onirica sfera,
galleggia la speranza,
sospesa ………
tra le ombre della sera.

Viviana Santandrea