Aurelio non si ferma…

Amici del Cantiere, stavolta Aurelio… l’ha fatta grossa, nel senso che la sua opera poetica ha avuto un riconoscimento eccezionale, vale a dire il secondo premio al  V Concorso Internazionale Libri Editi ed Inediti “Il Saggio” tenutosi ad Eboli! Il premio, conseguito con la sua opera prima di poesia “Appena finirà di piovere” ha un significato di valore assoluto se si pensa che il vincitore è addirittura il candidato georgiano al Premio Nobel per la Letteratura, Dato Magradze! Non possiamo che alzarci tutti in piedi ad applaudire il nostro caro Aurelio, con quel pizzico di orgoglio che ci deriva dall’averlo con noi nella nostra “scuderia” del Cantiere! Qui di seguito pubblichiamo un estratto dalla motivazione del premio, a cura della poetessa Cosma Alessandrini, membro della Giuria. Ad Aurelio naturalmente vanno tutti i nostri complimenti e gli auguri per una carriera letteraria sempre più ricca di soddisfazioni, perchè siamo sicuri che…non si fermerà ad Eboli!

§

V Concorso Internazionale Libri Editi ed Inediti “Il Saggio”

Al Concorso hanno partecipato 227 autori, italiani e stranieri, di cui 20 hanno avuto accesso alla fase finale.

 Sezione Poesia Edita

 Vincitore assoluto:

 Dato Magradze, (voti 174 su 180), candidato per la Georgia al Premio Nobel per la Letteratura. E’ stato Ministro della Cultura nel governo di Shevardnadze. Il suo libro “Salve” è tradotto in diverse lingue (in Italia da Nunu Geladze). É Ambasciatore della cultura in Georgia per l’Università della Pace.

***

Secondo posto (ex equo, voti 168 su 180) conferito all’opera:

 Appena finirà di piovere

 di Aurelio Zucchi – Editore Global Press Italia (06/2010)

 Motivazione

Aurelio Zucchi in questa sua prima opera poetica ci racconta con audace maestria il suo “poetare” che pur rimanendo fedele ad una poetica tradizionale se ne discosta col suo stile informale ed originale dove la parola ha un peso determinante per dar volto a versi che si dispiegano tra scenari compositi in bilico tra passato e presente. La parola è anima cangiante che si appropria di una dialettica in continua evoluzione dove la perfezione diventa il suo agognato approdo. La parola ha una diversa valenza e quindi la poesia esce dalla staticità verbale e diviene dinamica (…)  Questa silloge, che si articola in sei sezioni (Io e gli altri – Lui – Io e me – Lei – Mare – Notte) l’autore l’ha dedicata alla madre scomparsa e nella poesia “A mia madre” riesce finalmente a buttar fuori e a rendere pubblici quei sentimenti ed affetti intimi che, per pudore come lui stesso dice, non riesce a trovare coraggio per esprimere.  Il tempo è uno dei temi dominanti della disquisizione poetica dell’autore, il tempo che scorre inarrestabile. Il tempo fisico degli elementi in contrapposizione al tempo dell’anima sono concatenati ad un filo ripercorribile attraverso la sua personale interpretazione come nella poesia “Anima e corpo in ginnica tenuta” dove si sente, qui più che in ogni altro componimento, l’attanagliante tempo che continua la sua marcia ed egli imbrigliato nella sua inadeguatezza. Aurelio Zucchi si rivela cantore indomito della vita come dell’amore, con una forza interpretativa atta a rendere ogni componimento poetico una piccola alchimia di suoni, profumi, visioni che si dilatano e trovano la loro dimensione in un lirismo dal forte impatto evocativo. Struggenti e tenere trovo le liriche che cantano l’amore per la Donna nelle diverse fasi della vita come “Giochi di carne”, “Quella volta che m’innamorai”, “A te che piangi nella tua ora stramba”.  Un plauso particolare alle composizioni “La mia anima” e “Cerco poesia in questo tempo strano”. Nella prima troviamo l’autore smarritosi tra i meandri della propria anima ritrosa nel compiacere una più allargata visura, complice la notte che interiorizza i pensieri occulti e le paure. Nella seconda invece vuole riappropriarsi dei sapori autentici della vita, svilita dai luccichii fasulli di una realtà aliena. Non posso non essere di parte nel venerare l’amore che accomuna entrambi, l’adorato Mare che oltre la sua bellezza che rapisce, simbolo della scoperta e dell’ignoto, per l’autore diventa il legame indissolubile alla sua Terra che è il Sud, è il passato che ritorna ancora una volta, cristallizzato nel blu di mare e cielo. Tra mirabili scenari e nostalgie latenti s’incastonano tra i versi e il cuore le vestigia dell’immortale Amico, decantate con rara sensibilità in “Mediterraneo e basta”, “Pietruzze colorate” e “Del mare”.  Raramente mi sono scoperta a rimirar tanta bellezza tra parole e versi e di questo devo ringraziare l’autore per il dono inconsapevole che ci ha fatto.

Cosma Alessandrini

In un istante

Se in un istante potessi tornare
indietro e fermarti per un solo
istante amore mio.
In un istante raccogliere quanto
nel tempo distrussi con metodico
cinismo.
Se in quell’istante potessi dirti
che nulla è cambiato,
che quel che ho detto non è vero,
dirti che tutto di me è sbagliato,
che mille volte tua fu la ragione.
Se in un istante potessi cancellare
i mille torti da te subiti.
Se in un istante, per quel solo istante,
che come spicciolo di vita cerco
dopo aver sprecato il tesoro
del tempo insieme che credevo infinito.
Potessi in un istante sbiancare la tela
e ridipingere il quadro del nostro amore
che tu delusa dicesti esser solo tuo.
Se per un istante l’universo si fermasse
ti farei del mio cuore sentire il battito
sempre più flebile che nell’oblio scivola.
Quel cuore che di me si è stancato
e di te cerca il suono della voce.
Se in un istante potessi tornare
l’uomo che di te fece sua luce
di vita…

Claudio Pompi

Published in: on giugno 30, 2011 at 07:57  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Terra

 
Un giorno sarò al tuo pari
io che ora ti guardo con le suole
che ti pesto, che ti sfrutto
io che di te mi nutro
un giorno mi addormenterò
insieme al mio vissuto
e sarai tu a guardarmi
sarà violento il tuo sguardo
mi scaverai dentro
senza  pietà, senza rimorsi
mi trascinerai con te  
in ogni luogo
in ogni sorte
di me ti nutrirai come io feci con te.

Rosy Giglio

Published in: on giugno 30, 2011 at 07:46  Comments (8)  
Tags: , , , , , , ,

Serenata indiana

THE INDIAN SERENADE

I arise from dreams of thee

In the first sweet sleep of night,

When the winds are breathing low,

And the stars are shining bright:

I arise from dreams of thee,

And a spirit in my feet

Hath led me—who knows how?

To thy chamber window, Sweet!

The wandering airs they faint

On the dark, the silent stream—

The Champak odours fail

Like sweet thoughts in a dream;

The Nightingale’s complaint,

It dies upon her heart;—

As I must on thine,

Oh, belovèd as thou art!

Oh lift me from the grass!

I die! I faint! I fail!

Let thy love in kisses rain

On my lips and eyelids pale.

My cheek is cold and white, alas!

My heart beats loud and fast;—

Oh! press it to thine own again,

Where it will break at last.

§

Nel primo dolce sonno della notte

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

quando sospira lievemente il vento

e splendono le stelle luminose:

mi risveglio dai sogni in cui tu appari,

e uno spirito allora mi ha condotto,

chissà come, vicino alla finestra

della tua camera, o dolcezza mia!

Le arie vagabonde illanguidiscono

lungo il ruscello oscuro e silenzioso,

i profumi del Champak svaniscono

come dolci pensieri in un sogno;

muore il lamento dell’usignolo sul cuore

della diletta, proprio come me

destinato a morire sul tuo,

o tu che sei la mia amata!

Oh, ti prego, sollevami dall’erba!

Muoio e mi sento debole e languido!

Oh, che il tuo amore piova in mille baci

sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.

Ahimè, le guance sono fredde e pallide,

ed il mio cuore batte impetuoso e forte!

Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,

dove alla fine si dovrà spezzare!

PERCY BYSSHE SHELLEY

Tanka – Fra echi soffusi

Fra echi soffusi

il grigiore del tempo
incupisce la mente
Nello splendido sole
volteggiano aquiloni
Patrizia Mezzogori
Published in: on giugno 30, 2011 at 07:15  Comments (11)  
Tags: , , , , ,

Temporale d’amore

Ti penso
stesa sul letto
mentre ogni goccia di pioggia
in un bacio trasformo.
Ed alla pioggia mi concedo,
lasciando che mi inondi
mentre quei baci
affidati al vento
carezza divengono.

Unico e desiderato riparo
le tue braccia
spumose nuvole
che sempre mi accolgono.

E i tuoi occhi son ora
fulmini che mi saettano
Ed i vestiti inzuppati
intravedere lasciano
un tiepido raggio.

Ma forse non basterà a sciogliere
quei due chicchi di tempesta
spalancati
su un temporale
d’amore.

Sandra Greggio