Difetti

“Amare non significa trovare la perfezione, bensì perdonare terribili difetti”

ROSAMUNDE PILCHER

Published in: on luglio 19, 2011 at 07:48  Comments (4)  
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Ti ho visto morire

Ti ho visto chiudere gli occhi sotto il suo ansimare
e ti ho sentito che dentro lo maledivi
ti ho visto piangere per una data da dimenticare
lacrime al vento, un amore da buttare,
ma ti ho sentito anche ridere e gioire
mentre parlavi e mi raccontavi
di come un giorno saresti partita
lasciando lui, lasciando tutto, tranne la vita.

E ti ho sognato che ancora eri bambina
mentre nuotavi in un mare di speranze,
e ti ho sognato che non eri più bambina
mentre incendiavi la sua casa di tre stanze,
ma poi da sveglio ho sognato di abbracciarti
e di tenerti stretta sul mio cuore
di accarezzare i tuoi capelli biondi
sperando ancora di sentirti sperare.

E ora che sei ad un bivio della vita,
di qua è normale, di là c’è la follia,
senza saperlo ti sei già incamminata
e stai inseguendo la tua malinconia,
spero soltanto che tu riesca a voltarti
e ad imboccare decisa l’altra via
quella più angusta, certo più solitaria,
ma che porta al sogno come per magia.

C’incontreremo senz’altro a metà strada
portando ognuno il suo fardello d’incertezza,
proseguiremo poi ovunque si vada
perché alla fine l’importante è far chiarezza
in fondo quello che tu ed io cerchiamo
è solo amore e tanta fantasia,
ricominciare col sole alle spalle
e all’orizzonte… la tua vita e la mia.

Sandro Orlandi

Tu sei il profilo che la luce spezza

Tu sei il profilo che la luce spezza
di cancellati e teneri vagheggi
ai muri e penetra. Tentennamenti
che nei miei sguardi assetati si specchiano.

E ti vedo crescere come cuore
impazzito. E più sottile morire
è cercarti nei contorti sentieri
che corro, di questo vivere incerto.

Silvano Conti

Published in: on luglio 19, 2011 at 07:31  Comments (4)  
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Dai sospiri

OUT OF THE SIGHS

Out of the sighs a little comes,
But not of grief, for I have knocked down that
Before the agony; the spirit grows,
Forgets, and cries;
A little comes, is tasted and found good;
All could not disappoint;
There must, be praised, some certainty,
If not of loving well, then not,
And that is true after perpetual defeat.

After such fighting as the weakest know,
There’s more than dying;
Lose the great pains or stuff the wound,
He’ll ache too long
Through no regret of leaving woman waiting
For her soldier stained with spilt words
That spill such acrid blood.

Were that enough, enough to ease the pain,
Feeling regret when this is wasted
That made me happy in the sun,
How much was happy while it lasted,
Were vagueness enough and the sweet lies plenty,
The hollow words could bear all suffering
And cure me of ills.

Were that enough, bone, blood, and sinew,
The twisted brain, the fair-formed loin,
Groping for matter under the dog’s plate,
Man should be cured of distemper.
For all there is to give I offer:
Crumbs, barn, and halter.

§

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Com’acquarello

E’ policroma tavolozza
il diluirsi di parole in versi
tra le mani del poeta,
com’acquarello.

Colori ed emozioni
stemperati in fluida
creativa fantasia,
la poesia.

Daniela Procida

Published in: on luglio 19, 2011 at 07:00  Comments (6)  
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Dentro la notte

Notte di amore e rabbia che si consuma
dietro una finestra di silenzio.
Notte che non da tregua alla vita
che non tace il suo grido,
che non s’arrende alla violenza
delle tenebre ove recita la morte
che volto non vuole.
Notte di gesti osceni e di voci
di terre lontane.
Notte lucide di pioggia e di tristi
puttane.
In lei il regno globale della disperazione
di chi niente è padrone,
attraversata da auto veloci e fiammanti
che fendono come lame taglienti,
il buio dilaniano con attimi di verità
dolorose e indecenti.
Immediata è chiusa la ferita e torna
a ghignare sulla putrida preda.
Ciondolanti ubriachi residui
dimenticati di vita senza vittorie,
arrancano nelle vie con le loro storie
tra sogni e illusioni.
Ululano alla luna che ignora
e arrogante è complice della notte
senza anima pietosa.

Claudio Pompi