L’immigrato

 
L’avevamo immaginato disuguale
e lontano dai confini e dalla storia,
strano in viso, senza neanche la memoria
d’un passato: una sorta d’animale –
pure umano – ma riuscito alquanto male,
senza neanche una parvenza meritoria,
senz’alcuna aspirazione migratoria
privo d’ogni facoltà decisionale,
come fosse per l’eternità inchiodato
sulle terre ingenerose dove è nato.
Ma a quell’essere che a lui è superiore
dimostra, oggi, che anche il solo dolore
può bastare a buttar giù la staccionata
che uomo e natura gli hanno edificata.

Armando Bettozzi

In un’eterna dieta

 
di labbra succose
come pesche mature
cosi lontane
da sfocarsi
una luna piena
sui miei libri pone
immagini sicure
briciole di pane
da dosarsi

Nicole Marchesin

Published in: on agosto 31, 2011 at 07:28  Comments (4)  
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Povera patria

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

FRANCO BATTIATO

Marcio

C’è del marcio
e non è l’immondizia
è quel fetore di
cricca che s’annusa
e annuisce
si fa spalluccia
e sorride
tutto soverchia
e domina
come nebbia fitta
densa di nulla
ma malsana.

Sono facce
da museo
ossa decomposte
ormai
che stanno in piedi
perchè
si tengono
la giacca.

Tinti Baldini

Published in: on agosto 31, 2011 at 07:15  Comments (9)  
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La vela scura nel mare afoso della pianura

 
La vela scura nel mare afoso della pianura
non ha direzione altra che l’immaginazione
cemento piantato nel cemento non sente il soffio del vento
catrame e bitume sconfinano oltre il lume
non crede non cede a lune o dune
.
Nell’abbaglio del tramonto credo al movimento
lento e polveroso della macchina da trebbia
alla nube leggera di paglia come nebbia
al profilo che si staglia sul bordo della collina
nella sera profumata di natura come bambina

azzurrabianca

Soltanto per vedere le donne nude

 
Lasciami,  donna,
lasciami stare, questa sera.
.
Trent’anni,
sinora uniti, per il nostro figliolo,
e il cane REX,
lasciami stare, almeno
questa sera.
.
Lo so, lo so:
difficile
è sopportare un megalomane
(pazzo?)
ma non è un gioco
quello che tento fare è Poesia.
.
Certo non dà ricchezza,
non è
un secondo lavoro,
ma anche s’essa fosse una schifezza. . .
lasciami
sognare e non dirmi che gioco
al terminale, “ soltanto  per veder le donne nude”
scevre di affetti:  e sarei “maniacale”.
.
Donna della mia vita,
donna normale,
abbiamo sessant’anni,  grosso modo,
non ti conosco più,
visto che nostra vita è così esigua,
lasciami andare per la mia deriva.

Paolo Santangelo

La lumaca e il gabbiano

 
Amavo la chiocciola sincera
che in lenta andatura
sostiene il peso dei giorni
e lambisce concreta la terra
portando una casa d’amore
nel suo guscio di certezze
 
Ma gli occhi distolsi
e fu un volgere d’attimo breve
Di là dalle brume d’autunno
ho ascoltato il richiamo del mare
e scrutando i confini del cielo
vi ho scoperto le ali di un sogno
 
Quanto ho amato quelle ali
distese in un libero volo!
Con gli occhi rapiti seguivo
un gabbiano senza padroni
che ha nel cuore l’oceano
e per casa l’abbraccio del vento
 
Forse fu il fremito di un’ora incerta
o il riflesso abbagliante di un astro
Sciolsi le vele all’anima
salpando da riva sicura
per inseguire il profumo
di questa mia stagione fuggitiva
 
Sì gli occhi distolsi
mentre perdevo i miei malfermi passi
Allora ebbro di un’altra vita
non vidi più la mia lumaca
e sotto il piede smarrito e greve
solo sentii il rumore di uno schianto

Fabio Sangiorgio

Sonetto 12

SONNET 12

Indeed this very love which is my boast,
And which, when rising up from breast to brow,
Doth crown me with a ruby large enow
To draw men’s eyes and prove the inner cost,—
This love even, all my worth, to the uttermost,
I should not love withal, unless that thou
Hadst set me an example, shown me how,
When first thine earnest eyes with mine were crossed,
And love called love. And thus, I cannot speak
Of love even, as a good thing of my own:
Thy soul hath snatched up mine all faint and weak,
And placed it by thee on a golden throne,—
And that I love (O soul, we must be meek!)
Is by thee only, whom I love alone.

 §

In verità questo grande amore è il mio vanto,
che, quando sale dal petto alla fronte,
mi incorona di porpora tanto
da attirare gli occhi degli uomini e mostrare la sofferenza interiore, –
anche se questo amore, per me è il massimo
non dovrei tuttavia amare, finché tu
non mi abbia dato una prova, e raccontato di
quando per la prima volta i tuoi occhi sinceri si sono incrociati con i miei,
e l’amore chiamò l’amore. E perciò, non posso nemmeno
parlare d’amore, come qualcosa di bello che mi è proprio
la tua anima ha reso la mia, completamente debole e incerta,
e l’ha posta accanto a te su un trono d’oro, –
E quello che amo (O anima, dobbiamo essere pazienti!)
è solo in te, il solo che amo.

ELIZABETH BARRETT BROWNING

 

Published in: on agosto 30, 2011 at 07:16  Comments (3)  

Siamo qui

 
Siamo qui
in fila perfetta
a dispetto
di chi non ci rispetta
siamo in tanti
a spogliare la notte
 a rivestire il giorno
a investire in segnali di pace
a indossare la bandiera del vero
che appare sempre più misera e lisa
agli occhi di chi ce la vuole sporcare
sfilacciata dalle bombe dei morti innocenti
tradita da loschi intrallazzi di potere
rubata da mani che del lavoro non conoscono il pregio
insozzata dalla nera piovra che ha tentacoli
dappertutto anche dove non lo sospetti
siamo qui ancora a cantare, a lottare, a sperare
mentre “loro” per non affogare
sono costretti ai più vili mestieri
detrattori di un sogno e di una vita
faccendieri logorroici e insulsi
prostitute d’alto bordo
che del mestiere ne fanno una sola ragione:
togliere a te l’aria per respirare
per ridurti come “loro”
sporco e in gabbia.

Roberta Bagnoli

Amore viscerale

Il tuo amore così insistente

la tua brama di consumarmi,

non amavo le tue carezze…

– diceva il Grana alla Grattugia.

Sandro Sermenghi

Published in: on agosto 30, 2011 at 07:07  Comments (3)  
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