Egoismo e carità

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,
pompa de’ colli; ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
chè la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino
si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

GIACOMO ZANELLA

 

 

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5 commentiLascia un commento

  1. Grazie x la bellezza di questa, e le altre che leggerò per rinvigorire l’anima.
    aurelia

  2. Meravigliosa.
    Grazie
    Graziella

  3. Versi saffici squisiti!
    Questa poesia mi fa ridere a leggerla. Mi ricorda la mia adolescenza. Mia sorella faticava ad apprendere a memoria le poesie che allora era d’obbligo imparare a scuola.
    E leggeva a voce alta questa poesia. Solo che ascoltando lei io la imparavo prima e lei si arrabbiava perchè non riusciva a ricordarne i passaggi.
    Ma questo nulla toglie alla bellezza della poesia. Ma quanti riescono ancora a distinguere una verso saffico da un altro?
    E’ vero, poeti si diventa e non si nasce. Spero che la rima ritorni tra gli esercizi indispensabili per dare musicalità alla poesia, che ormai è diventata prosa scritta in verticale.

  4. Bellissima, ogni giorno una proposta molto interessante
    Patrizia

    P.S. Leggendo quanto ha scritto Salvatore, ho riso pure io. Grazie 🙂

  5. La ritengo un capolavoro di Giacomo Zanella.
    Questo affiancare l’alloro (egoista) alla vite (caritatevole) indica agli umani allegoricamente
    che cosa è egoismo e carità.
    L’immagine del vecchio (come me) che si versa
    un po’ di vino nel bere, mentre gli trema il polso,
    sognando ad occhi aperti, è geniale.
    Certo è anacronistica, oggi, non barzelletta: forse rimembrando un’autobiografia di un passato…
    Ma la poesia no. Questa non c’entra.

    Paolo.


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