Non so dare

non so dare un nome a ciò che provo

e se ha una qualunque importanza

ma ti porto.

negli occhi insonni del pensiero

come un attimo scattato di indelebile

nostalgia.

Anileda Xeka

Published in: on settembre 3, 2011 at 07:43  Comments (9)  
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La forza che nello stelo spinge il fiore

 

The force that through the green fuse drives the flower

Drives my green age; that blasts the roots of trees

Is my destroyer.

And I am dumb to tell the crooked rose

My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks

Drives my red blood; that dries the mouthing streams

Turns mine to wax.

And I am dumb to mouth unto my veins

How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool

Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind

Hauls my shroud sail.

And I am dumb to tell the hanging man

How of my clay is made the hangman’s lime.

The lips of time leech to the fountain head;

Love drips and gathers, but the fallen blood

Shall calm her sores.

And I am dumb to tell a weather’s wind

How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover’s tomb

How at my sheet goes the same crooked worm.

§

La forza che nello stelo spinge il fiore,

spinge la mia giovane età; la stessa che dilania le radici degli alberi

è la mia distruttrice.

E sono muto a dire alla rosa avvizzita

che la mia giovinezza è piegata dall’identica febbre invernale.

La forza che guida l’acqua tra le rocce

governa il mio sangue; quella che aspira le correnti alle foci

trasforma le mie in cera.

E sono muto a gridare alle mie vene

che alla fonte montana succhia la stessa bocca.

La mano che agita l’acqua nella pozza

Smuove sabbie mobili; quella che imbriglia i burrascosi venti

pure il mio sudario, regge.

E sono muto a dire all’impiccato

quanto del mio essere vi è nel boia che lo impicca.

Le labbra del tempo leccano il punto in cui la fonte sgorga;

l’amore goccia e coagula, ma il sangue che crolla

calmerà le ferite di lei.

E sono muto a dire al vento dell’inverno

come il tempo abbia scandito un cielo intorno agli astri.

E sono muto a dire alla tomba dell’innamorato

come verso il mio lenzuolo strisci lo stesso raggrinzito verme.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Canto di astromelia

E’ fra i petali di astromelia
che nasce il canto
screziate note
che tingono il sogno.
gocce di rugiada
nelle albe turgide
origami e ritagli
di frasi sussurrate
al cielo che sa ascoltare
e non giudica.
eccomi a te Maestro
non so da dove vengo
nè cosa sarà il mio tempo…
nel vento aspro dei giorni
attendo mareggiate
che mi conducano
a sfiorare la luna
ebbrezza di un attimo
sostanza della follia del mio vivere.

astrofelia franca donà

Essenza

Avvolta da una nuvola rossa
Sospinta da una carezza di vento
Divenni eterea, impalpabile
Volai nell’ineffabile.

E fui cielo, fui mare, fui acqua,
fui gabbiano.

Fui donna

Sandra Greggio

Published in: on settembre 3, 2011 at 07:04  Comments (11)  
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Di te

Dell’ aura che gioca
con fronde cangianti;
dell’ avido rodere
d’un bruco affamato,
io vivo.
Dell’ombra che allunga
e che fugge dal sole,
dell’urlo alla luna
di gole lontane,
io vivo.
Del cuore di un cuore
che batte, che batte
che scorre la linfa
di vita,
io vivo.
Ecco, io vivo,
nell’iride rorida
di gocce d’aurora;
in tessuti di ragno
tramanti tra l’erba,
io vivo.
Io vivo,
nell’ occhio di luce
che impara il tuo corpo,
nel serico fiato che
vela il tuo petto,
di te,
del tuo vivere,
io vivo.

Flavio Zago

Published in: on settembre 3, 2011 at 07:01  Comments (5)  
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