Non posso scordare dove vanno i gabbiani

C’è chi getta un pezzo d’infinito
in mezzo alla stanza per fare rumore.
C’è chi si pavoneggia con un manto di stelle
 o chi si rimira allo specchio
 con lo scialle d’argento della cometa.

C’è chi s’accontenta di ruscelli e papaveri
e chi ascolta, scrivendo, il canto di uccelli.
C’è poi il respiro del mare,
e lo scoglio avvolto da schiuma
circondato da ancelle con ali bianche 
e la voce sgraziata.

Io no. Non mi accontento.
Non posso scordare dove vanno i gabbiani.
Né ritagliare un po’ di cemento
per asciugare le lacrime.

Lorenzo Poggi

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9 commentiLascia un commento

  1. Caro Lorenzo, una poesia che fa riflettere e che lascia amaro.
    Bravissimo sempre.
    Graziella

  2. Anche io.Tinti

  3. Un incipit di una suggestione straordinaria per un testo di assoluto splendore poetico. Immagini da cogliere a volo, parole incastrate con garbo e saggezza. Il grido finale ci proietta nella realtà laddove, e dico per fortuna, esistono ancora le lacrime.
    Copio, incollo e conservo tra i preferiti.
    Ciao
    Aurelio

    • Non posso che ringraziare dal profondo del cuore Aurelio per questo commento sontuoso.

  4. Sappiamo dove vanno i gabbiani e questo contrasta (volutamente) con le prime due strofe, di una meraviglia unica. Stupenda!
    Sandra

  5. Dico solamente SPLENDIDA
    Patrizia

  6. Caro Lorenzo, ho letto più volte questa tua poesia, mi piace particolarmente.

    “C’è chi getta un pezzo d’infinito
    in mezzo alla stanza per fare rumore”…

    La vita mostra a ciascuno qualcosa da abbracciare,
    ma sono soltanto illusioni,
    le cose effettive che rimangono sono (gli occhi per piangere).
    La malinconia esplode nell’ultimo verso.
    Bellissima!
    ciao
    Giuseppe

  7. Vorrei ringraziare tutti i commentatori. Graziella, Tinti, Sandra, Patrizia, Aurelio, Giuseppe. Veramente contento considerando quanto ci tenevo a questa poesia!

  8. E’ poesia che entra, che entra per farsi amare…
    come ritrovare al risveglio, in versi bellissimi,
    i nostri pensieri notturni.
    Con gratitudine, ti abbraccio, Lorenzo
    Kinita


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