Senza titolo

Il dolore è uno scultore
tacito, come il sonno che tarda a venire
tacito, come un campo di grano dopo la mietitura.
Il dolore stringe
nella sua morsa d’errore
matura
trema- trancia- tritura
avendo cura di gonfi singhiozzi.
Voglio che scoppi
come un palloncino
allora ne sentirò il cicaleccio…

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:34  Comments (12)  
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Azzardo

Con te
ho giocato
a carte,
diamine,
hai barato.
Non una mano
ho perso,
l’intera partita.
Sconfitta,
ti darò
l’addio.

Daniela Procida

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:29  Comments (5)  
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Nebbia

Mezze son le persone
e se ne vanno
sotto il mantello fitto
della nebbia
tra il guazzo dei viali
opacizzati.
Ombre vaganti
e pallidi scenari,
fugaci fantasmi
e aloni rosseggianti
come lune calanti
che svaniscono
tra scheletriche opacità
d’alberi spogli
del vigor dell’estate.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:19  Comments (4)  
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Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Il pane di Lorenza

Cari cantieristi, quando uno dei nostri amici poeti pubblica un libro siamo sempre orgogliosi di collocarlo nella nostra vetrina e di proporlo alla vostra attenzione. Immaginate la nostra gioia se questo autore si chiama Maria Attanasio e ci regala i suoi versi più intimi e veri, una silloge che esprime non soltanto tutto il valore artistico della sua poesia, ma la sua umanità e la sua stessa essenza di donna, di madre e di figlia. E’ un dono offerto con l’immediatezza, la sincerità ed il sentimento tipici della sua terra, ed è soprattutto una testimonianza d’amore che commuove e ci fa riflettere. Non aggiungo altro, lascio la parola alla nostra Tinti che qui di seguito ce ne fa una breve presentazione. Potrete trovare il volume a questo indirizzo  http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=632184   e sono sicuro che non ve lo farete mancare.

§

Guardando a colpo d’occhio  la copertina della silloge di Maria, rossa con le scritte in bianco, e quella foto, mi sono detta che non c’era titolo migliore: quella bimba (Maria stessa) che quasi salta fuori dalla finestra è pane pulito di ieri nell’oggi, è curiosità mai paga, è vita… Non sarebbe stato male neanche Attanasio perché sono tutte quelle “a“ piene che fanno Maria, donna colma d’amore. Il prologo è  stato poi per me un ritrovarmi e ritrovarla perchè anche io sono sola e ancora viva  nonostante… ma ora non so raccontare mentre Maria sì, senza veli né orpelli, nuda e tersa d’acqua di fonte.  Poi passando ai versi non mi riesce di commentare alcune poesie e  lasciare altre ma solo di estrapolare, masticare e farvi sentire, magari in modo raffazzonato ma molto sentito quello che io ho provato leggendole. Quel sentirsi in guerra anche se il cuore è tenero di burro, immenso come la foresta, quell’ aver bisogno di schermirsi e difendersi, ”umana da morire” è l’essenza di tutto, mi appartiene e credo appartenga a molti di noi,  che con le parole in gioco cerchiamo di afferrare il senso del vivere. Le liriche alla madre amata e tenuta dentro  come una perla preziosa sono di grande spessore ma alcuni pensieri vanno oltre, prendono corpo mentre li scorri come ”sospetto che mi giri intorno folletto dispettoso …” di tal tenerezza da piangere. Quelle all’amore (anche se l’amore c’è in ogni verso di ogni poesia) come Al dio d’amore o Ancora amore sono fiumi in piena e traboccano di dolore, di bisogno di pace nel mondo e di dolcezza infinita, permeate spesso del bisogno intenso, quasi logorante di imparare a perdonare (che è l’unico modo di amare veramente) e di farsi riconoscere in carezze sul viso che cambia. Le persone care ancora qui con lei o quelle che se ne sono andate vengono viste  sempre con un tocco intimo e personale (Bea, Dani, Marcello, Tino, Claudio, Zilla), inaspettato a volte  come la poesia a Baldini (Tinti quindi) o alla mia stupenda Alice. Lei sente l’altro come se fosse dentro di lei  e fa suoi amori, sofferenze, lutti, gioie e desideri reconditi, tanto è grande il suo cuore. Mi manchi, Non si dimentica  e Oblio sono per me, per come ora mi sento, i versi che avrei voluto scrivere, sono uno sguardo oltre, pulito, sincero, incapace di fingere  con uno stile maturo, molto personale, fluente tanto da  liberare  l’immaginario: ”fatti da parte e lascia che passi il corteo del mio dolore….” . Molto avrei ancora da dire  ma le parole ora appartengono a Maria, sono il suo pane di Lorenza e vanno gustate, assaporate e macinate con cura senza perdere neanche un a capo perché solo così si diventa migliori: grazie cuore.

Tini Baldini

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:12  Comments (12)  
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Da grande

 
Avevo ben fretta
di crescere
bruciare tutti quei giorni
che parevano infiniti
ed inutili
ed ora sono
così grande
talmente grande
da non poter più stare
in una goccia di pioggia
in un riflesso di sole sul mare
in un alito di vento
semplicemente
troppo grande
per un piccolo sogno.

Gian Luca Sechi

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:07  Comments (3)  
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