Alla poesia

 
Oramai me ne sfugge l’essenza
o forse non la cerco abbastanza
e di rado me ne alimento;
se per caso la incontro
mi si scioglie nel vento.
Dicono la si possa trovare
in tutte le cose, col cuore
ma, allora?
se n’è andato anche quello?
A tradirmi è sempre il cervello
che con le sue rime mi vizia.
Ma ditemi voi
che ogni giorno ne avete notizia
dove sta?
Come fare a carpirle un sorriso
a invitarla a restare?
Sono stanca di andarla a cercare
nei tramonti, nel sole, nel mare;
si contenti del poco che offre
una penna spuntata
sieda qui accanto a me
sulla sedia graffiata dal gatto
e mi resti fedele compagna
a dividere un piatto
di fagioli e polenta castagna.

Viviana Santandrea

La sabbia del Tempo

Come scorrea la calda sabbia lieve
Per entro il cavo della mano in ozio,
Il cor sentì che il giorno era più breve.

E un’ansia repentina il cor m’assalse
Per l’appressar dell’umido equinozio
Che offusca l’oro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano
Era, clessidra il cor mio palpitante,
L’ombra crescente d’ogni stelo vano
Quasi ombra d’ago in tacito quadrante

GABRIELE D’ANNUNZIO

Pioggia sui vetri

Ieri volevi la pioggia
dicevi
com’è romantica,
il ticchettìo
sui vetri
concilia
il nostro amore.
Pozzanghere,
fango,
il fiume ha straripato
si è portato via
i cartoni,
qualcuno non saprà
dove dormire.
Com’è romantica
la pioggia sui vetri,
ci giriamo sul fianco
abbracciati
sotto le coperte –
il gatto
non trova più
la strada di casa.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on settembre 18, 2011 at 07:13  Comments (7)  
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Amore in una notte novembrina

AMÅUR INT NA NÒT NUVENBRÉṄNA

Eletrònica viṡiån
t î däntr ed mé
cån la fôrza d un prè
ed viôl råssi.

E rimiràndet
l inpiànt eletrònic
ch’l à däl mièra ed bítt
dänter al sô arduèr,
caziè da un solitèri pundghén,
al mî softuèr
al và in tíllt
e am scâpa un ûrel:
a vrêv andèr in òrbita
cån té
al’èlba dal plenilóṅni
d una nòt nuvenbréṅna.

Pò,
bel conpiûter mî,
cme una sajatta tótt dû,
in viâż vêrs l incgnusó
sänza mai pió
vultèrs indrî!

 §

Elettronica visione
sei dentro a me
con la forza di un prato
di viole rosse.

E rimirandoti
l’impianto elettronico
che ha migliaia di bit
dentro al suo hardware,
cacciati da un solitario topino,
il mio software
va in tilt
e mi sfugge un urlo:
vorrei andare in orbita
con te
all’alba del plenilunio
d’una notte novembrina.

Poi,
bel computer mio,
come un fulmine tutti due,
in viaggio verso l’inconosciuto
senza mai più
voltarci indietro!

Sandro Sermenghi

IPOCRISIA

Tripoli

bel suol

d’amore

Tinti Baldini

Published in: on settembre 18, 2011 at 07:11  Comments (2)  
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D’impronte mobili

E se il mio scrivere
fosse estiva pigrizia
da nascondere al sole?
Mai ho voluto parlare di rivalse
poiché uccise
dal centro periferico
d’esibizionistica prosa inesistente
al cospetto d’impronte mobili
su inchiostro d’avventurosa superbia.

Non transigo nelle rime inesatte del mio vivere
la perfezione delle arrendevolezze mai scoperte
(o sciolte)
come ghiacci imponenti sui poli;
non sarei in grado di stratificarmi
in scienza disordinata
accampata nell’intonazione
d’un caos curativo delle mie ferite
seminate, ormai, dalla longevità
malsana della sua stessa bellezza.

La densità gassosa delle maledizioni interiori
lasciano all’aria senza tempo
il fulcro esistenziale d’un vivere
senza mèta
poiché amiamo le magiche incoscienze
che non osano, con naturalezza, filtrare
persuasioni associate all’arrivo d’armi
nell’immobilità inerme del loro stesso sapore.

Glò