Primo amore

Primitive emozioni,
rossori di gote e palpiti di cuore,
tremor di voce,
farfallio di mente.

Nottate bianche,
parole perse su fogli colorati,
scialbe mattine
sciupate a meditar per il domani.

Pensieri dolci
tra gli olmi d’un viale,
pudici baci
e piccoli tormenti.

Prime sessualità
confinate in un toccar di mani,
represse tra tenerezze
e semplici carezze.

Salvatore Armando Santoro

Parlami

 
Quando vedi la luna maculata,
palla tra palle di nubi antracite,
distante da me oltre il normale,
parlami perché ne ho bisogno.
.
Se il mare più non risponde
al minimo accenno di un abbraccio
o l’alba tradisce il migliore intento,
parlami perché voglio ascoltarti.
.
Guardando il nostro luna park,
non arriverà la musica del gioco
o lo schiamazzo di un bambino re.
Sono io che ho spento tutto.
.
Ho consumato notti promettenti,
le ho imbrattate di colori assurdi.
Ho cadenzato stelle al mio capriccio
e ora, credo, è meglio non guardarle.
.
Ho spinto il cuore in un dirupo
e adesso cerco di recuperarlo
mentre freddo pioggia e vento
fanno di tutto per scoraggiarmi.
.

Aurelio Zucchi    (2006)

Due sguardi che si incontrano

scambiano promesse d’amore
dinnanzi ad un altare di fuoco

e figli di antico desiderio due poeti nascono

che scavano mimando nell’acqua un passaggio
che all’altro conduce

ma anelli diseguali s’aprono per poi svanire
il tempo di un istante
senza mai varcare di se stessi la soglia.

di tutte le parole conosciute
scelsero le più belle

senza mai dirsi tutto
e nemmeno tanto

quando due corpi si cercano
in bilico stanno delle proprie aspettative

nelle sabbie mobili che ingoiano certezze

e sensi e menti confondono

quando due bocche si baciano
costruiscono un ponte
che lega due mondi

fanno tramontare ogni conoscenza e sapere
la genesi divengono di tutte le cose avvenire

quando due persone si amano
traggono in salvo due vite

e un miracolo compiono senza sapere

quando si fondono due soli
sigillano nell’anima l’Eterno

Anileda Xeka

Rime del cuore morto

 

 

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso

come il cuore di Cristo, ora sei morto;

t’accoglie non so più qual triste orto

odorato di mammole e d’incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare

e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri canti!

Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l’amor onde il cuor morto si gela,

fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!

Come un’antenna fu il mio cuore umano,

antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo

e senza terra e senza mare, acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure

velata da una palpebra latente;

fu come un’ostia enorme, incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d’avere

tocche le labbra del sacrificante,

ostia le cui piccole parti infrante

non trovarono un cuore ove giacere.

SERGIO CORAZZINI

Eppure

Quando ti sveglio
so di ferirmi il labbro.
Il viso tuo affilato è tornato da una guerra
la lingua dentro ha fatto una tana
la paura, t’ha scritto mille lettere
e un foglio.

Eppure vengo
perché ho metà del corpo
senza una piuma dentro
e legna per l’inverno, e parole con un senso.
Se non ti sveglio l’elica inghiotte
il cigno muore
il buio dura tutta la notte
e non respiro.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 24, 2011 at 06:51  Comments (3)  
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