Ti ho sconfitto, morte

O morte, siediti e aspetta.
Prendi un bicchiere di vino e non trattare.
Una come te non tratta con nessuno,
uno come me non si oppone alla serva dell’invisibile.
Prendi fiato… forse sei spossata da questo giorno
di guerra astrale. Chi sono io perche tu mi faccia visita?
Hai tempo di esplorare il mio poema? No. Non è affar tuo
Tu sei responsabile della parte d’argilla
dell’uomo, non delle sue opere o delle sue parole.
O morte, ti hanno sconfitta tutte le arti.
Ti hanno sconfitta i canti della Mesopotamia,
l’obelisco dell’Egizio, le tombe dei Faraoni,
le incisioni sulla pietra di un tempio ti hanno sconfitta,
hanno vinto, ed è sfuggita ai tuoi tranelli
l’eternità…
e allora fa’ di noi, fa’ di te cio che vuoi

MAHMOUD DARWISH

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Ti amo su un sentiero in siccità

 
Ti amo su un sentiero in siccità.
Un sentiero di donna…dove andrà…io con le mie scarpe impolverate…non la seguirò…
Tra le beole
in giardino
la siepe di ligustro
il sentiero giallo
secco di siccità
il respiro lontano
del tramonto
mente sconnessa colma di nero fottuto
futuro
mosse sbagliate e
e quello che è rimasto in questo tramonto illuso
è perso
liburna ai nostri spazi 
il placido godimento del piacere della sera
dopo l’amore
e mi lucidi le scarpe impolverate
ma io non ho il passo per giungere alla fine del sentiero con la mia mano nella tua
piango tu piangi io correggo i miei sbagli e tu correggi i tuoi
ma noi non siamo angeli siamo corpi
che Dio copre coi suoi peccati
io e te siamo soltanto una promessa
e allunghiamo le mani verso l’amore
per non sprofondare
ma non saremo mai migliori mai no! non varrà correggere lo spirito le mani sudice i baci ansiosi
insegneremo agli altri ad essere migliori…

Enrico Tartagni

Attesa

Come ogni sera

tra le imposte scure

spio il tuo ritorno

e ingoio l’ansia

che mi frena …il cuore

fino a che

…si fa giorno.

Viviana Santandrea

Published in: on settembre 28, 2011 at 07:32  Comments (7)  
Tags: , , , , ,

Maronti d’Ischia

Magnòlia
såura la tô lèrga fójja
al’èlba
a scrivé dåu parôl
par Vidèlba.

Ed chi darsèt frût
ed màndel
fra frasschi frâsc
a dscuré.

Dal ci ci ci ci
di uslén ed fèsta
a dscuré.

E la buganvíll l’ascultèva
– fiuré! –
aturtiè e cuntôrta
só par la pèlma vîva
ch’la s truvèva
ed frånt ala surèla
môrta.

E a päns, a päns…
a päns che fôrsi
a n ò brîsa finé
a spêr che fôrsi
pió avanti
ancåura una rémma
a inciustrarò

§

Magnolia
sulla la tua larga foglia
all’alba
scrissi due parole
per Vitalba.

Di quei diciassette frutti
di mandorle
fra fresche frasche
parlai.

Del ci ci ci ci ri ci
di uccellini di festa
parlai.

E la buganvillea ascoltava
– fiorita! –
attorcigliata e contorta
su per la palma viva
che si trovava
di fronte alla sorella
morta.

E penso, penso…
penso che forse
non ho finito
spero che forse
più avanti
ancora una rima
inchiostrerò.

Sandro Sermenghi

Published in: on settembre 28, 2011 at 07:24  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,