Perdonami cielo

se piango per stupide cose
se perdo il senso del dolore e lo ricaccio
in giornaliere inconcludenze
avrei da ringraziare per la vita___in sé
per i miei figli, per il loro amore
che mi ritorna e mi conforta a sera
per l’amicizia che mi è stata data
per l’amarezza che non mi ha colpita

quando sento che l’aria si fa rada
il respiro s’incaglia
mi taccio in una bolla di silenzio
e mi dichiaro pronta_______il fatto in sé
non mi spaventa, ho come una certezza
che non finirà mai questa sorpresa
d’infinito riprendere contorni

che sarà mai varcare quella soglia
quando l’han fatto tutti
senza nessuna garanzia di privilegio?
E non è il passo a fare l’andatura
ma il necessario termine______ la sosta
da cui forse rinascere immortali.

Cristina Bove

Volevo parlarti…

 
S’infila nelle crepe il gelido vento dell’indifferenza, 
pizzicando violentemente pensieri e ricordi
di quando… volevo parlarti d’amore
senza fare rumore, senza pretendere nulla,
se non un bacio rubato al tempo
che inclemente ci separava per sempre. 
Volevo parlarti d’amore senza parole,
con il canto sommesso del cuore
come pioggia d’estate che lieve cade sul mare,
con la musica soave del risveglio della natura 
coi papaveri che amoreggiano in un campo di grano
e l’autunno colorato di miele.
Volevo parlarti  d’amore come foglia che cade leggera 
disegnando con lievi volteggi una trina nell’aria,
come nebbia che soffice avvolge la notte
nascondendo le lacrime di una stella,
come candida neve che ricopre le cime dei monti
mentre la luna si perde nell’ampio respiro  della sera.
Volevo parlarti…. d’amore…
Patrizia Mezzogori

Mare

 
e il suo respir che
chiama…
Vele lontane
sfumano all’orizzonte
speranze antiche.
…e odor di salso
penetra…
S’arrampica spuma
su scogli immoti
rassegnati e scuri.
…e brillar di luci
scintilla…
Così il pensier
in quei lucor
si svaga.
…ed intimi ed onirici
 i silenzi…
In lui discendo
vinta la gravità
di levità m’inebrio.
…e  dolcemente sabbia
accarezza…
Carezze lievi
che su un viso
posi.
…e urlan forte
l’onde…
Ed un timore
 prende
ed un rispetto.
…e di sangue al tramonto
avvampa…
Pare
come l’amor
che cuori infiamma.
…e si  specchian  in lui
gabbiani …
La libertà
che sogni
nel suo immenso. 
Ed è il mio cuor che invoca…
il mare,
madre,
dammi il mare !

Piero Colonna Romano

Dalla soglia di un sogno

DESDE EL UMBRAL DE UN SUEÑO

Desde el umbral de un sueño me llamaron…
Era la buena voz, la voz querida.

—Dime: ¿vendrás conmigo a ver el alma?…
Llegó a mi corazón una caricia.

—Contigo siempre… Y avancé en mi sueño
por una larga, escueta galería,
sintiendo el roce de la veste pura
y el palpitar suave de la mano amiga.

§

Dalla soglia di un sogno mi chiamarono
era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?
una carezza mi raggiunse il cuore.
Sempre con te… ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on ottobre 1, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Stupore dell’alba


S’infrange questa notte
al di là delle stelle
onde ripetono
lo stesso canto.
Le persiane socchiuse
bussate dal vento,
nascondono bisbigli di sole
tremule foglie vermiglie
inarcano steli rampicanti
disegnando amplessi sul muro.
Uno spicchio dorato
trasluce di bianco
sulle pareti addormentate
tesse ragnatele il tempo
nell’ora che avvolge
lo stupore dell’alba.

astrofelia franca donà