O mare

libero ondeggi
nel sole
in miriadi di perle spumose
vibranti come infiniti
desideri sereni.
Assaporo la tua voce
salmastra e rauca
e mi perdo
sulle tue mobili amache
cullanti sogni e amore.
Mi specchio in te, mare,
in te vedo la mia vita,
baluginante tra bonacce e burrasche
in sofferta attesa
dell’ultima pace.

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 9, 2011 at 07:46  Comments (3)  
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Canzone della più alta torre

CHANSON DE LA PLUS HAUTE TOUR

Oisive jeunesse
À tout asservie,
Par délicatesse
J’ai perdu ma vie.
Ah! que le temps vienne
Où les cœurs s’éprennent.

Je me suis dit : laisse,
Et qu’on ne te voie :
Et sans la promesse
De plus hautes joies.
Que rien ne t’arrête
Auguste retraite.

J’ai tant fait patience
Qu’à jamais j’oublie;
Craintes et souffrances
Aux cieux sont parties.
Et la soif malsaine
Obscurcit mes veines.

Ainsi la Prairie
À l’oubli livrée,
Grandie, et fleurie
D’encens et d’ivraies,
Au bourdon farouche
De cent sales mouches.

Ah! Mille veuvages
De la si pauvre âme
Qui n’a que l’image
De la Notre-Dame!
Est-ce que l’on prie
La Vierge Marie ?

Oisive jeunesse
À tout asservie,
Par délicatesse
J’ai perdu ma vie.
Ah! que le temps vienne
Où les cœurs s’éprennent.

 §

Oziosa giovinezza a tutto asservita, per delicatezza ho perduto la mia vita.

Ah, venga il tempo in cui i cuori s’innamorino!

Mi sono detto: Lascia, e non ti si veda. E senza la promessa delle gioie più alte, nulla t’arresti, augusto ritiro.

O mille vedovanze della sì povera anima, che ha soltanto l’immagine della Nostra Signora: si prega la Vergine Maria?

Ho tanto pazientato che per sempre oblio; timori e sofferenze si sono involati per i cieli. E la sete malsana oscura le mie vene.

Così la prateria abbandonata all’oblio; ingrandita e fiorita d’incenso e di loglio; al ronzio feroce di cento sudice mosche.

Oziosa giovinezza a tutto asservita, per delicatezza ho perduto la mia vita.

Ah, venga il tempo in cui i cuori s’innamorino!

ARTHUR RIMBAUD

Chi siede

Chi siede
su quello scranno
e tutti attorno
chi sbuccia banane
chi rimesta fango
chi conta scudi
chi li disperde
c’è massa silenziosa
che acconsente
gruppi inerti che
scandiscono il tempo
poi quelli che arrossano
gote e malleoli
mentre chini raccolgono
briciole di luna
a parte un cerchio di festanti
che mandano fetore e risate
c’è chi mormora al vento
chi assopito rinuncia
chi applaude senza le mani
o s’accanisce su ruvidi fogli
ci sono poi anziani e bambini
a raccolta
attorno ad uno stagno
che si specchiano
avari di sorrisi
e donne colorate che
attendono
sguardo al mare
che non c’è
………….
ma chi è seduto
su quello scranno?

Nessuno

Vuoto è il potere
se ferisce le anime
dei vivi
e quelle dei morti.

Tinti Baldini

Rane

Nello stagno
a sguazzar contente
convinte ognuna di
possedere la verità
lanciamo le
nostre grida al cielo
dove non arriva
che un indistinto
brusio.

Gian Luca Sechi

Published in: on ottobre 9, 2011 at 07:29  Comments (2)  
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Tristezza

 
Ascolto
le note…
di un piano
in lontananza,
 
che
 mi danno
dolci emozioni,
pur
facendomi intristire
 
Gli occhi
lucidi,
e
mi strugge
la malinconia,
 
nel rivedere
quelle scene
avvolte
in un alone
di mistero
 
Quelle note…
arrivate
fino al cuore, 
minano
la mia baldanza,
e
la mia fierezza,
rendendo
vulnerabile,
 
ancor  di più…
la mia tristezza

Ciro Germano

Published in: on ottobre 9, 2011 at 07:07  Comments (4)  
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