La perdita delle radici

Ho tirato le reti a riva
senza curarmi di strappi e di buchi.
Ho cambiato l’abito per andare in città
ed ho messo una tuta blu.

Finalmente niente albe sul mare
ma prima dell’alba sul treno!

Finalmente niente tramonti
né soli spariti in nuvole rosa.

Adesso c’è la sirena a scandire
la vita e tempi obbligati a fare le cose.

La sera è già notte, il tempo di rientrare
e poi finalmente! La vita!
Ma solo il sabato sera.

Finalmente niente sole che picchia
né nebbia, né pioggia, ne mare scontroso.
Infilare le onde di prua, non impigliare le reti,
ritirarle con poco bottino, tornare a casa,
cenare con poco, un poco tv e subito a letto.

Qui tutto è previsto, nessuna sorpresa
C’è pure la mensa, il piatto del giorno:
rigatoni al sugo con clessidra.

Ci sono i compagni, ma senza parlare.
Volti segnati, pieni di mutui
col figlio in arrivo e la moglie in vacanza.

Per fortuna c’è sempre il tifoso
che parla di calcio e tutti d’intesa
ricordano agli altri d’essere maghi.

Ma la sirena interrompe
il reparto mi attende
l’ingranaggio riprende
e i pezzi son quelli.

Ho comprato un usato
per giustificare la cosa
quando torno al paese
con neanche uno sguardo
alla barca insabbiata.

Con la faccia insolente
a sfidare gli sguardi
di compaesani ignoranti
ancora impegnati
a rammendare le reti.

Lorenzo Poggi

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5 commentiLascia un commento

  1. Una perdita molto grande questa che è racchiusa nella tua poesia, le proprie radici sono importanti. Forse la necessità ha spinto a questo cambiamento, ma quale meraviglia è stata persa in cambio di una vita con tempi scanditi, quasi come una macchina e non più come una persona. La vita è anche amara purtroppo, ma c’è chi forse si rende conto troppo tardi di quello che ha lasciato.
    Complimenti, Patrizia

  2. Una poesia veramente bella, illustra le perdite che il tempo trasporta attraverso l’itinerario della vita e accumula nel presente.
    Regna un’atmosfera di amarezza.
    ciao Guseppe

  3. Caro Lorenzo, si, come dice Giuseppe, c’è amarezza.
    Un caro saluto
    Graziella

  4. Quanto vuoto lascia quella vita che aveva un senso di fronte ad un andare senza mete nè testa ,nè cuore.Grazie ,l’amarezza tua è la mia,caro che vivendo a Torino sento ancor più la differenza…tinti

  5. Un mondo che non conosco e che tu mi hai fatto conoscere in modo così efficace.
    Grazie, Lorenzo
    Sandra


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