Comunicato di servizio

A tutti coloro che fossero interessati… all’Orgasmo Multiplo di Sandrèn (honni soit qui mal y pense) comunico che forse ce l’abbiamo fatta, nel senso che il link all’articolo del 16 ottobre dovrebbe funzionare! Mi scuso con gli amici cantieristi, ma si sa che questo genere di cose non è…da tutti i giorni. Auguro buon divertimento a tutti e se ci fossero ancora problemi fatemelo sapere, nel caso consulterò uno specialista di chiara fama!

Il Cantiere

Published in: on ottobre 17, 2011 at 18:29  Comments (2)  
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Accorgersi

 

Solo ora

mi sono accorta

di vedere i colori

a tempo

a volte lacerati

a volte tersi

quelli di Van Gogh

a notte fonda

e allora

forse può accadere

che una poesia

a colori

salvi il mondo.

 

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 17, 2011 at 12:37  Comments (17)  
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Il diritto

“Togli il diritto, allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”

SANT’AGOSTINO D’IPPONA

Published in: on ottobre 17, 2011 at 07:37  Comments (6)  
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Cuore

 
Quando il cuore non ha che il suo battito
si gonfia come dune arse dal sole
come un fiume che la pioggia riempie
come un pendio che di lava si veste
annaffiato da miraggi
non ha voglia di quell’intorno arido.
Spostare lo sguardo
e dire sì altrove.
Coltivare te mio cuore
è più arduo di un bimbo.

Rosy Giglio

Published in: on ottobre 17, 2011 at 07:35  Comments (6)  
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Il Catinaccio – Rosengarten (Il giardino di rose)

In un tempo in cui gli uomini non conoscevano né odio né violenza i nani avevano creato un immenso giardino protetto solo da un filo di seta. Ma un giorno Laurino rapì la principessa di un regno lontano. L’amore per quella fanciulla portò la sconfitta ai nani che, non avvezzi alle armi, dovettero soccombere ai soldati incaricati di liberare la principessa. Re Laurino passò lunghi anni di prigionia prima di poter tornare al suo giardino. Quel mare luminoso di rose nel bel mezzo delle Alpi non poteva passare inosservato nemmeno all’occhio del viaggiatore più distratto. Laurino si convinse presto che se i soldati lo avevano trovato e sconfitto così facilmente, la colpa era da attribuire al vistoso roseto. Adirato il re lanciò una maledizione, ordinando che le rose diventassero di pietra, di giorno e di notte, dando così origine a quelle vertiginose pareti, a quei picchi aguzzi e inospitali. Nell’incantesimo però, Laurino aveva dimenticato il crepuscolo, che non è né giorno né notte. Ecco dunque perché ancor oggi, quando il sole declina al orizzonte, la grande catena frastagliata del Catinaccio si accende di una luce rossa intensa: le rose rifioriscono solo per pochi attimi a ricordare il regno di Laurino e i suoi nani, e a riportare gli uomini indietro in quel tempo meraviglioso, quando l’odio e la violenza erano del tutto sconosciuti.

Affanno di salita
verso l’alto
sentiero erto,
che porta oltre,
verso il Catinaccio,
il sagrato
della dolomitica
chiesetta,
dal campanile aguzzo,
teutonica.
.
Seminascosto,
in parte, verso destra,
lontano dalla chiesa
cattolica,
il Cimitero “austriaco”
del Millenovecento
quattordici-diciotto:
dodici file
d’ ottanta posti
e a lato il Generale
di ottocentonovanta
caduti, acerbi.
.
Croci di ferro
arrugginito e legno,
con tutti i nomi,
messi a ognuna due
davanti e dietro:
la seconda croce
in terza fila
Franz GUGLER
con POLZ Johann
millenovecentosedici
di Luglio il ventisei,
nona croce più avanti
in quarta fila
WEINKIRN Josef
con RIWAL Lorenz
ventiquattro di Luglio,
due giorni prima . . .
.
Quando –
comandati di uccidere
altri fanti innocenti,
pur’essi
come loro,
accomunati da età,
da sogni e voglie
dei ventanni –
si spense,
a un tratto ed improvviso,
il Sole e il Tempo.
.
Ora vicino, a caso,
stanno le ossa
di Tutti,
i camerati, su tutti
ammanta il verde
di pietosa terra.
A qualche
croce un fiore
finto, una pianta di rosa
selvatica.
.
Rosengarten. Ricordo
di un parente
che, in vacanza,
villeggia,
o un qualche discendente
di re Laurino, che viene apposta,
a Vigo. Passa
parte del Tempo suo
in Val di Fassa.
Paolo Santangelo

Cicale

Assordanti,
ripetitive,
noiose.
Quella sega
stridente
le orecchie
mi avvilisce.
Eppure le amo,
nel caldo torpore
d’un pomeriggio
mediterraneo,
abbracciati ai rami
degli ulivi,
delle betulle,
ai Piani di Galatina,
mi ricordano
affetti ormai finiti,
carezze e rimbrotti
che riposano
tra i lumini
d’un camposanto
che mi opprime
e mi tormenta.

Salvatore Armando Santoro

Vengano infine

VENHAM ENFIM

Venham enfim as altas alegrias,
As ardentes auroras, as noites calmas,
Venha a paz desejada, as harmonias,
E o resgate do fruto, e a flor das almas.
Que venham, meu amor, porque estes dias
São de morte cansada,
De raiva e agonias
E nada.

§

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

JOSÉ DE SOUSA SARAMAGO