Il Catinaccio – Rosengarten (Il giardino di rose)

In un tempo in cui gli uomini non conoscevano né odio né violenza i nani avevano creato un immenso giardino protetto solo da un filo di seta. Ma un giorno Laurino rapì la principessa di un regno lontano. L’amore per quella fanciulla portò la sconfitta ai nani che, non avvezzi alle armi, dovettero soccombere ai soldati incaricati di liberare la principessa. Re Laurino passò lunghi anni di prigionia prima di poter tornare al suo giardino. Quel mare luminoso di rose nel bel mezzo delle Alpi non poteva passare inosservato nemmeno all’occhio del viaggiatore più distratto. Laurino si convinse presto che se i soldati lo avevano trovato e sconfitto così facilmente, la colpa era da attribuire al vistoso roseto. Adirato il re lanciò una maledizione, ordinando che le rose diventassero di pietra, di giorno e di notte, dando così origine a quelle vertiginose pareti, a quei picchi aguzzi e inospitali. Nell’incantesimo però, Laurino aveva dimenticato il crepuscolo, che non è né giorno né notte. Ecco dunque perché ancor oggi, quando il sole declina al orizzonte, la grande catena frastagliata del Catinaccio si accende di una luce rossa intensa: le rose rifioriscono solo per pochi attimi a ricordare il regno di Laurino e i suoi nani, e a riportare gli uomini indietro in quel tempo meraviglioso, quando l’odio e la violenza erano del tutto sconosciuti.

Affanno di salita
verso l’alto
sentiero erto,
che porta oltre,
verso il Catinaccio,
il sagrato
della dolomitica
chiesetta,
dal campanile aguzzo,
teutonica.
.
Seminascosto,
in parte, verso destra,
lontano dalla chiesa
cattolica,
il Cimitero “austriaco”
del Millenovecento
quattordici-diciotto:
dodici file
d’ ottanta posti
e a lato il Generale
di ottocentonovanta
caduti, acerbi.
.
Croci di ferro
arrugginito e legno,
con tutti i nomi,
messi a ognuna due
davanti e dietro:
la seconda croce
in terza fila
Franz GUGLER
con POLZ Johann
millenovecentosedici
di Luglio il ventisei,
nona croce più avanti
in quarta fila
WEINKIRN Josef
con RIWAL Lorenz
ventiquattro di Luglio,
due giorni prima . . .
.
Quando –
comandati di uccidere
altri fanti innocenti,
pur’essi
come loro,
accomunati da età,
da sogni e voglie
dei ventanni –
si spense,
a un tratto ed improvviso,
il Sole e il Tempo.
.
Ora vicino, a caso,
stanno le ossa
di Tutti,
i camerati, su tutti
ammanta il verde
di pietosa terra.
A qualche
croce un fiore
finto, una pianta di rosa
selvatica.
.
Rosengarten. Ricordo
di un parente
che, in vacanza,
villeggia,
o un qualche discendente
di re Laurino, che viene apposta,
a Vigo. Passa
parte del Tempo suo
in Val di Fassa.
Paolo Santangelo

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13 commentiLascia un commento

  1. CONOSCO CON AMORE QUEI LUOGHI ,PAOLO E GRATA TI SONO MOLTO…TINTI

    • Tintina,

      come mai scrivi tutto in maiuscolo?
      Se avessi qualche problema me ne dispiacerebbe molto.
      Comunque sono io che ti devo ringraziare per il commento e sappi che ti seguo sempre.

      Affettuosità, Paolo.

  2. Caro Paolo, una poesia che mi prende il cuore. Conosco i posti, la bellezza delle montagne spettacolari, da rimanere senza fiato.
    Poi, hai parlato di quei poveri fanti caduti: sempre ingiustamente come sempre le guerre infliggono atrocità. Bello il pesiero per quei ragazzi morti. “Ora vicino, a caso,/ stanno le ossa/ di Tutti/ i camerati, su tutti/
    ammanta il verde/ di pietosa terra. E alla madre terra ritorniamo tutti uguali.
    Grazie
    Graziella

    • Cara Graziella,

      grazie del commento. Ero in ferie con mia moglie a Vigo di Fassa ai pie’ del Catinaccio. Di lontano ho
      visto più in alto una chiesetta dal campanile aguzzo,
      mi sono inoltrato ancora sulla via della funicolare che porta in cima al Catinaccio e dietro la chiesa ho notato il cimiterino austriaco, che ho visitato attentamente prendendo appunti (dei nomi, del numero delle croci, delle rose, anche finte, depositate da parenti o mano ignota). Ho provato un dolore, una pena grandissima nel vedere l’età di quei ragazzi che, incolpevoli, sono morti come i nostri, pure innocenti. Dannate guerre.
      Quella per caso l’abbiamo vinta noi, ma è stata una vittoria di Pirro, per il grande numero di caduti quasi uguale a quello degli Austriaci.
      Questo sulle Dolomiti.
      Mi sono ricordato della leggenda di Re Laurino…
      (ognuna diversa dall’altra), la mia è fonte della biblioteca di Vigo, proprio per distogliere quella grande tristezza dalla mia mente.

      Con affetto, Paolo.

  3. Mi sono molto emozionata nel leggere questa poesia, sia perché ho rivisto la splendida bellezza di queste montagne, ma soprattutto per l’argomento che è racchiuso nelle tue parole. Un ricordo per le giovani vite che su quelle montagne hanno trovato la morte e in quel cimitero sono ritornati tutti uguali, senza distinzione alcuna.
    Grazie
    Patrizia

    • Cara Pat,

      anche i nostri giovani sono caduti numerosissimi.
      Pertanto non c’era nella mia descrizione distinzione di fede o di razza. Nel cimiterino erano sepolti due
      per ogni croce e i nomi erano segnati davanti e dietro la croce: sono tutti veri. La foto del campo
      santo è pubblicata sul mio blog CASTORO – RICORDI CATTURATI . Grazie del commento,

      Con affetto,
      Paolo.

  4. “Croci di ferro
    arrugginito e legno,
    con tutti i nomi,
    messi a ognuna due
    davanti e dietro”
    sono scene che gridano forte anche a distanza di tempo.
    ciao
    Giuseppe

    • Caro Giuseppe,

      era proprio così ed avevano tutti diciannove ventanni: l’ho letto sulle croci. Tranne il Generale.
      Grazie per il commento.
      ciao
      Paolo

  5. Davvero Paolo non me ne ero accorta e me ne dolgo perchè il maiuscolo rende il commento austero e freddo e per quella bellezza di poesia che ancora mi fa ricordare non si adattava proprio.Tinti

    • Ma non era un appunto, ero preoccupato per te,
      temevo che vedessi male.
      Un abbraccio, Paolo.

  6. Commuove questa poesia che, nella meravigliosa cornice delle Dolomiti, con delicata sensibilità, inserisce la tristezza e l’ingiustizia della morte provocata dall’odio, ed ora lenita dalla carezza della natura che benigna accoglie i suoi figli, proteggendoli tutti, senza distinguere la nazionalità, sotto la sua coltre di fertile terra .
    Grazie Paolo, ho vissuto vacanze stupende in gioventù, conquistando con orgoglio e fatica cime ardue, che a volte custodiscono laghetti fiabeschi e sempre donano panorami che ci avvicinano alla grandezza del Creatore.
    Ho visitato quel cimitero di guerra, e come ora mi sono commossa.
    Grazie ancora, per quella tua anima delicata che sa parlare la dolcezza della vita e della morte.
    Elide

    • Cara Elide,

      come al solito sei fantastica sia nella Poesia che nei commenti. In quei luoghi, con Rosetta, andavo
      ogni anno, ora non ci andrò più: sono solo.
      Tuttavia i ricordi fremono e impazziscono e, prima
      di passare, cercherò di divulgarli nel miglior modo possibile, per quanto mi è concesso.
      Complimenti per avere vinto il premio prestigioso, con Aurelio come poeti per un mondo migliore: sono
      proprio fiero di voi e contento.
      Io non partecipo ormai più a nessun concorso per la trafila burocratica che bisogna seguire…

      Con affetto, Paolo.

      • Caro Paolo, i tuoi complimenti sono un valore aggiunto al mio modestissimo poetare.
        Ti ringrazio per questa iniezione di fiducia che mi aiuta a continuare in ciò che io definisco “esternazioni” e che cercherò di meritare.
        Un abbraccio.
        Elide


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