Quando sono con te

Quando sono con te, chi sa perché
agli occhi m’appare un campo di spighe
sussurranti come fresche onde amiche.

Quando sono con te, chi sa perché
il cielo diventa sempre più blu,
simile agli occhi sereni che hai tu.

Quando sono con te, chi sa perché
il vento furioso placa la sua ira,
si ferma dolce e la tua chioma mira.

Quando sono con te, chi sa perché
nuvole grigie non coprono il sole,
contento di scaldare il mio bel fiore.

Quando sono con te, chi sa perché
gli uccelli non fuggono impauriti,
la tua voce ascoltano incuriositi.

Quando sono con te, chi sa perché
le stelle non sono tanto lontane
e le mie parole non sono vane.

Quando sono con te, chi sa perché
non ho paura nemmeno del tuono
se in braccio a te perduto m’abbandono.

Quando sono con te, chi sa perché
il tempo vola, non capisco niente,
beato sono come un incosciente.

Quando sono con te, chi sa perché
sento la voce del cuore che dice:
– Ora sono veramente felice –

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 19, 2011 at 07:40  Comments (7)  
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Domenica italiana

Nel profumo fragrante del giorno
l’aria calda è di frutto maturo,
tra i tavolini si ciarla
voci spezzan la noia
come rintocchi
scandiscono immagini
riccioli biondi, manine
briciole incollate ai sorrisi.
Nello struscio elegante
passeggian le ore
fra gli effluvi sporadici
di messe cantate
echi sacri e
una vecchia ballata.
Dal balcone fiorito
un vecchio che sogna
gli amori e gli albori
di un’Italia del dopoguerra
i canti delle mondine
e racconta ai gerani
l’odore del grano
i baci rubati
nel sapore del fieno…
goccia di rimpianto
sulle foglie verdi
come gli anni mai dimenticati
come gli occhi della donna
che lo guarda pensosa
e scuotendo il capo sorride
carezzando i capelli radi
come riso mosso dal vento

astrofelia franca donà

Quando le mie dita suonavano un invisibile pianoforte

talvolta mi abbandona la forza
e la disperazione prende il sopravvento
sovrapponendosi a tutte le voci, a tutti i suoni.

allora mi chiudo schiudendomi in un vecchio sogno
attraversato da un fiume e tanti alberi
e c’è un’orchestra che mi affretto
di raggiungere
prima che diventino eco le quattro note
della quinta e mi trovi impreparata
           ” il destino che bussa alla porta”

la mia anima si smuove e lacrima cieli
grati e infiniti
sugli spartiti sparpagliati come semi incerti
mentre ancora in volo non sanno che cadendo
sul pavimento del mondo tracceranno il suo
destino

e c’è un fiero principio di Eroica
un coro maestoso che sublima la gioia
sul finire

applaudiscono con margherite i prati
il cielo con cicogne e bianche colombe

io tremo come il fazzoletto che sventolo
per poi lanciarlo come un aquilone nel cielo
e li da qualche parte sta e ovunque Beethoven
che scalza mi trova di parole la sua grandezza

” Amici non questi toni!

Un canto più grato leviamo al cielo
                  di Gioia
                            di Gioia!”

e la mia mano sul foglio sapeva d’urgenza e aveva
la sete rara che spegnendola di più t’infiamma
perché infinita è l’acqua che scorre dalla fonte
della Vita.

io vivo qui, rido di follia, accartocciata
su qualche scritto
o distesa sull’erba sono il libro che il vento
sfoglia.

io che non avrei saputo d’essere se non fosse stato
per quelle minuscole lettere voltate spesso
a sinistra o le i a mezza/luna con sopra
un cielo/in(n)o/in(n)o

e mi canta dentro l’inno della Gioia

e scrivo, scrivo
non perché continui a vivere tra le mie parole
ma perché scrivere mi da certezza.
la certezza di aver vissuto.

quando le mie dita suonavano un’invisibile pianoforte
ed era un concerto di equilibri, la pace.

Anileda Xeka

Unità di misura

 
Quanto tu m’ami in bit?
Arrivi a un giga ?
Ed io che t’amo un tera
tendendo verso il peta
dovrei non lamentarmi
di questa
tirchieria ?
Ma naviga nel web,
 o dolce mia spilorcia,
ti dedico i miei voti
 ed anche la mia noia.
Là certo troverai
 la giusta dimensione
così che in pochi bit
 t’anneghi la passione.

Piero Colonna Romano

Published in: on ottobre 19, 2011 at 07:19  Comments (6)  
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L’attimo fuggente

“Le front comme un drapeau perdu”

Ancora qui. Lo riconosco. In orbite
di coazione. Gli altri nell’incorposa
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m’affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correntie.
E. E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v’ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l’immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
E’ questo il sospiro che discrimina
che culmina, “l’attimo fuggente”.
E’ questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell’anno.

ANDREA ZANZOTTO    (1921-2011)