Brutto cielo tracollo del fondo

Brutto cielo adesso

presàgo di sventure,  gonfio,

triste e grigio:  vorrei vivere

il progetto come voglio.  Non posso:

nascere,  vita e ospizio;         

eppoi rientrare 

dal dove io son venuto,

casualmente. . .

                         . . . Del Dòge 

bucintòro con occhi rifatti

come  oblò

di nave spenta,  prima

di partire per le volte

del mondo.  La nave è alla stazza,

di difetti piena nel tondo

universo di spine:  come serpe

si mangia la coda.

 

Quando tu c’eri,  sembrava

più semplice tutto.

Passava il turpe del mondo

al punto secondo,  nelle mie,

d’importanza, opinioni di sogni.

Quando c’eri,  anche il reàle

più inutile pareva più bello

del mondo,  normale,  ora,  solo

rimasto vitale,  mi tiene utilmente

a evitare il tracollo.
 
                Tracollo del fondo                   

del pessimo ambiguo,  del monte

ferale di noja di mondo e d’amore.

D’attonito intorno sensuale, vorrei

di platonico eterno: 

speranza di Essere
in eterno riciclo
o fermarmi con
Te, mio Primo 
Creatore.
Paolo Santangelo

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8 commentiLascia un commento

  1. Quando tu c’eri….tutto ,anche il niente pareva bello….sono con te e la trovo bellissima.Dal primo verso ormai ti riconosco e ti leggo con sorpresa e piacere.tinti

  2. Carissima Tinti,

    a turno proviamo il medesimo male della morte fisica.
    Ci liberiamo del corpo diventando entità.
    Tuttavia mi pare naturale subìre il trauma del distacco.
    Non bisogna pensare, ma il ricordo ritorna improvviso
    ti graffia poi va: noi continuiamo a combattere e ad
    amare in maniera diversa, perdonando.
    Grazie del bel commento. Paolo.

  3. “quando c’eri, anche il reàle/ più inutile pareva pareva più bello”
    Infinito amore in questi versi.
    Caro Paolo, mi sono commossa.
    Graziella

    • Grazie del commento cara Graziella.
      Bisogna avere sempre Amore infinito e dimenticare
      i torti subìti.
      Ti confido un segreto: nelle ultime strofe compare
      l’inferno, il purgatorio e il paradiso tra noi, ed
      i fratelli di altri mondi, con il Primo Creatore.
      L’inferno è il “Tracollo del fondo/del pessimo ambiguo (…)”; il purgatorio è “speranza di Essere
      in eterno (convenzione tempo per noi umani)riciclo”;
      il paradiso è “fermarmi con Te,(e in Te)mio Primo
      Creatore.”
      Paolo.

  4. Un tracollo al quale nessuno può sottrarsi, un dolore ed un male fisico che ci fanno capire quanto importanti siano la vita e le persone che ci sono care e che perdiamo.
    Molto particolare la tua poesia, affascinante e molto molto bella
    Patrizia

    • Ti ringrazio Patrizia cara,
      è vero alla materialità della fine nessuno può sottrarsi, ma vorrei vivere il progetto come voglio. Non come ci viene imposto, perchè esiste un libero arbitrio condizionato. Non abbiamo tempo umano sufficiènte per poter pensare bene, e a fondo: la vita degli umani è troppo breve per vincere le sfide.
      Paolo.

  5. Nell’incipit il desiderio di un futuro che, raffrontato con i ricordi di una serenità condivisa, si legge ancra più amaro e desolante.
    Nella chiusa un barlume di desiderio “…in Eterno riciclo…” di ritornare alla vita o di chiuderla ritornando a Lui, Creatore.

    Sofferenza spirituale e fisica, avvolta dalla malinconica consapevolezza di non poter cambiare il corso della vita. Ma vi è anche fiducia nel naturale evolversi delle stuazioni e speranza supportata dalla Fede.

    Un’introspezione precisa, sincera, coinvolgente.

    Una carezza. Elide

    • Bravissima Elide,
      hai centrato appièno il senso delle due strofe!
      La mia è proprio un’introspezione precisa e sincera,
      anche se non di facile comprensione per i differenti
      opposti fattori che la compongono.
      Tuttavia la fiducia nel naturale evolversi delle situazioni per me non è speranza è certezza, non sostenuta dalla fede ma dalla sicurezza.

      Con affetto. Paolo.


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