Ottobre

Passano pennellate di parole
sulla tavolozza del presente
e chiodi fitti
graffiano la pelle…

qualche poesia scordata
suona ancora
col tormento di raggi
versa gocce di miele
sotto gli occhi severi della luna…

ottobre dorato di foglie e di sole
si staccano dai rami
i pensieri maturi
cadono nella solitudine…

ottobre
lenisce il sole il pianto
con le carezze d’oro.

Giuseppe Stracuzzi

Nel vuoto

Nel muto gioco delle parole
trascorrono lente le ore della notte,
mentre  strali di ghiaccio
illuminano il vuoto che m’avvolge,
così fragile e così disperato
da spegnere anche i sogni.
Sola nel silenzio del rimpianto
mi ferisco su spine acuminate 
disseminate in  tremolanti orizzonti,
dove l’arsura strappa lembi di vita
e le tempeste dell’anima
abbracciano nude emozioni.
Patrizia Mezzogori

La mia morte vivente

MA MORTE VIVANTE

Dans mon chagrin, rien n’est en

mouvement

J’attends, personne ne viendra

Ni de jour, ni de nuit

Ni

jamais plus de ce qui fut moi-même

Mes yeux se sont séparés de tes

yeux

Ils perdent leur confiance, ils perdent leur lumière

Ma bouche s’est

séparée de ta bouche

Ma bouche s’est séparée du plaisir

Et du sens de

l’amour, et du sens de la vie

Mes mains se sont séparées de tes mains

Mes

mains laissent tout échapper

Mes pieds se sont séparés de tes pieds

Ils

n’avanceront plus, il n’y a plus de route

Ils ne connaîtront plus mon poids,

ni le repos

Il m’est donné de voir ma vie finir

Avec la tienne

Ma

vie en ton pouvoir

Que j’ai crue infinie

Et l’avenir mon seul espoir

c’est mon tombeau

Pareil au tien, cerné d’un monde indifférent

J’étais si

près de toi que j’ai froid près des autres.

§

Nel mio dolore nulla è in movimento

Di quello che io stesso sono stato

Attendo, nessuno verrà

Né di giorno né di notte né mai più.

I miei occhi si sono separati dai tuoi occhi

Perdono fiducia perdono la luce

La mia bocca si è separata dalla tua bocca

La mia bocca si è separata dal piacere

E dal senso dell’amore e dal senso della vita

Le mie mani si sono separate della tue mani

Le mie mani lasciano sfuggire tutto

I miei piedi si sono separati dai tuoi piedi

Non avanzeranno più non ci sono più strade

Non conosceranno più né il peso né il riposo

Mi è concesso di veder finire la mia vita

Con la tua

La mia vita è in tuo potere

che ho creduto infinita

E l’avvenire la mia sola speranza è il mio sepolcro

identico al tuo circondato da un mondo indifferente

Ero così vicino a te che ho freddo vicino agli altri.

PAUL ÉLUARD

Malinconia

Il passare tra quelle
facce immobili che guardano il vuoto
Sentire il peso dell’angoscia
del nulla oltre quelle lapidi
date antiche cariche
di ricordi calpestati
triturati dal tempo
che inesorabilmente passa
Di te solo uno sguardo
di una foto scolorita
che grida il tuo dolore
La tristezza che ti accompagna
oltre la vita, la consapevolezza
che hai creduto e hai fallito
La scia che emani è come
una malattia contagiosa
eredità crudele,
attraverso ad essa
continui a vivere, senza corpo
(solo) nel dolore dell’anima

Gianna Faraon

Inutilità

Ho ascoltato le voci di fuori e di dentro
e vecchi impasti di parole stantie
come fosse dovuto un lamento.

Non sono certo d’avere compreso
il senso da dare alle cose
o il rumore dell’acqua che scende
prima di trasformarsi in vapore.

Mi sono impegnato ad incidere
muri di gomma
per lasciare una traccia
sul bagnasciuga del divenire.

Ho costruito effimere dighe
per fermare il tempo
e regalare quelle poche certezze
come castelli di carta
quando soffia il vento.

Non è rimasto più niente
salvo qualche tronco
inerte di fianco
per farmi tossire
quando ripasso ricordi.

Lorenzo Poggi