La vita è nuda

Ricorda che son stato un ragazzetto pane e sale
innamorato sempre di chi metteva mano
sulla mia spalla in folla di treno;
o in una piazza
di bancarelle con i dolciumi
e il filo teso, sul quale cancellare la morte con maestria
di piedi piantumati d’uccello
di poesia, di calzamaglia bianca
dove la donna alleva
le forme sue aggraziate e composte.
Tu, ricorda
che per la mano tocca guidarmi
strada o prati non fanno differenza per me.
La vita è nuda
e tutti i miei compagni, le facce verso sera
le giovani impiegate che vivono d’affanni
e i vecchi che si tolgono dei sassi dentro il cuore.

Massimo Botturi

Povero Catullo

Miser Catulle, desinas ineptire,

et quod vides perisse, perditum ducas.

Fulsere quondam candidi tibi soles,

cum ventitabas, quo puella ducebat

amata nobis, quantum amabitur nulla!

Ibi illa multa tum iocosa fiebant,

quae tu volebas nec puella nolebat.

Fulsere vere candidi tibi soles.

Nunc iam illa non vult: tu quoque, inpotens, noli

nec, quae fugit, sectare nec miser vive,

sed obstinata mente perfer, obdura.

Vale, puella. Iam Catullus obdurat

nec te requiret nec rogabit invitam.

At tu dolebis, cum rogaberis nulla:

scelesta, vae te! quae tibi manet vita?

quis nunc te adibit? cui videberis bella?

quem nunc amabis? cuius esse diceris?

quem basiabis? cui labella mordebis?

At tu, Catulle, destinatus obdura.

 §

Povero Catullo, smettila di vaneggiare,

e quanto vedi perduto, consideralo come perduto.

Un tempo brillarono per te luminosi giorni,

quando accorrevi sempre dove voleva la ragazza

da me amata quanto nessuna sarà mai amata.

Allora davvero avvenivano quei molti giochi d’amore

che tu volevi e che la ragazza non disdegnava.

Veramente brillarono per te luminosi giorni.

Ormai ella non vuole più: anche tu, pur se incapace di dominarti, cessa di volerlo

e non inseguire lei che fugge, e non vivere come un infelice,

ma con animo saldo resisti, tieni duro.

Addio, ragazza. Ormai Catullo tiene duro

e non verrà a cercarti né ti pregherà, se tu non vorrai.

Ma tu sì che te ne dorrai, quando non ti saranno rivolte preghiere:

sciagurata, guai a te! Quale vita ti resta?

Chi ora si avvicinerà a te? A chi sembrerai bella?

Chi ora amerai? Di chi si dirà che tu sia l’amata?

Chi bacerai? A chi morderai le labbra?

Ma tu, Catullo, ostinato tieni duro.

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on novembre 25, 2011 at 07:24  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , ,

…Mentivano

Mentivano
di dolci parole
gli sguardi
arroccati nel tempo
dei ricordi.

: cicale cicaleggiavano all’estate

Mentivano
gelidi (di morte)
soavi sequenze
d’anime spente
a rincorrerli invano.

: per una bugia ritrovata
quante smarrite verità?

Chiedevano
alla luna.

Silvano Conti

Published in: on novembre 25, 2011 at 07:12  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , ,

Attender deve, il Paradiso

Al confine con l’altra dimensione,
là dove nuova è d’alba la luce,
mi soffermai a pregustar la scena
volgendo gli occhi all’eterea via.

Immensa, di persone pullulava
e di germogli, a divenire fiori
al primo tocco della fantasia
quando li vuole contemplare schiusi.

Ed altro catturò la mia attenzione
in special modo uomini smarriti
e donne, anch’esse un po’ disorientate,
alla ricerca d’un arduo ritorno.

Possibile, mi domandai sorpreso,
che dopo averlo anelato a lungo,
quasi al cospetto del mistero bello
vi sia la ritrosia ad accettarlo?

In mano a quella gente vidi zolle,
di mare gocce dentro delle ampolle,
la neve scivolare sui mantelli
e di sei petali su ogni petto un fiore.

Nel cuor di quella gente vidi infanti,
adolescenti in cerca di futuro,
adulti a caccia del miglior presente
e vecchi, di nostalgia ammalati.

Ed un sussulto ebbi alla conferma
d’esser non solo ad amar la vita,
d’appartenere a quella folta schiera
per cui attender deve, il Paradiso.

Aurelio Zucchi

E’ mio figlio

Guardo
dalla porta socchiusa
nella stanza
dove dorme il sorriso
di un bambino,
forse sta sognando…
Il suo silenzio dolce
mi conduce
coi sentimenti adulti
nella culla,
e davanti lo spazio
di una vita.
Prendo il treno affollato
inseguo correndo
il suo percorso…
sento i versi del peso
sulle spalle
e mi ritrovo vecchio
sullo specchio
sorpreso dall’incanto
di un bambino.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on novembre 25, 2011 at 06:56  Comments (11)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,