Respirami

 
Colma le mani
dei miei seni abbandonati
– candide promesse –
sul collo posa labbra
che annullino la notte
e nel fiore schiuso
di dolci rugiade
respira quest’alba
appesa al vento
dei sogni

astrofelia franca donà

Published in: on novembre 30, 2011 at 07:40  Comments (7)  
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Ultima puntata

Nei passi tuoi più scuri,
guardami, io ti farò da faro.
Nei tuoi momenti vuoti
mangiami, ti nutrirò di vero

Ma non giocarmi, non mi giocare
e come un dado, non mi lanciare,
non sono il punto su cui sperare

Nelle tue ascese, prive di prese
stringimi, sarò la roccia.
Nei tuoi deserti asciutti
attingimi, diventerò la goccia

Ma non giocarmi, non mi giocare;
sul tuo tappeto verde, non mi puntare,
non sono io il bersaglio, su cui mirare

Nella tua giungla impervia
leggimi, e vedrai la mappa.
Nelle tue vittorie
levami, perché sarò la coppa

Ma non giocarmi, non mi giocare;
e sulla tua scacchiera, non m’ingannare
o il mio temuto amore mi vedrà arroccare

Flavio Zago

Published in: on novembre 30, 2011 at 07:31  Comments (6)  
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La casa

Mi sento a casa

quando la tua voce

profonda mi culla

placando l’affanno del cuore.

Mi sento a casa

quando divento un gomitolo

tra le tue braccia,

sciogliendo i nodi del tempo.

Libero e liscio

quel filo di lana

con te intreccio,

gettando le fondamenta.

Sandra Greggio

Published in: on novembre 30, 2011 at 07:10  Comments (8)  
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Tra l’unto e il dolo

Crucci d’azzurro
ancora in vita:
quei boccioli mai sfiorati
sul respiro
ti gridano, silenti,
informi dita.

Di sbieco alle finestre
lanciammo sguardi e pietre
e forse lapidammo il bianco
e le comete;
non resta che il profilo
del candore
lì, riversato  di quand’avemmo ardore.

E più che bimbi
di cruda età,
è musica ancestrale
l’essere bimbi tra le rughe:
quando la morte ambascia
le paure
la vita ti scrive addosso
le carezze,
e trova sempre spazio
tra l’unto e il dolo.

Stefano Lovecchio

Casida delle colombe oscure

CASIDA DE LAS PALOMAS OSCURAS

Por las ramas del laurel
vi dos palomas oscuras.
La una era el sol,
la otra la luna.
«Vecinita», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Y yo que estaba caminando
con la tierra por la cintura
vi dos águilas de nieve
y una muchacha desnuda.
La una era la otra
y la muchacha era ninguna.
«Aguilitas», les dije,
«¿dónde está mi sepultura?»
«En mi cola», dijo el sol.
«En mi garganta», dijo la luna.
Por las ramas del laurel
vi dos palomas desnudas.
La una era la otra
y las dos eran ninguna.

§

Sui rami dell’alloro
camminano due colombe oscure.
L’una era il sole,
l’altra la luna.
“Casigliane mie,” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Ed io che andavo camminando
con la terra alla cintola
vidi due aquile di neve
e una ragazza nuda.
L’una era l’altra
e la ragazza era nessuna.
“Care aquile, ” chiesi,
“dove sta la mia sepoltura?”
“Nella mia coda”, disse il sole.
“Nella mia gola”, disse la luna.
Sui rami dell’alloro
vidi due colombe nude.
L’una era l’altra
ed entrambe nessuna.

FEDERICO GARCIA LORCA