Socio in…azioni

E’ un caro amico
che ti compendia
le fatiche;
lo cerchi,
tutti i giorni…
come il pane

E’ generoso,
caldo
ed accogliente;
allevia le sofferenze
agli ammalati

e,
dulcis in fundo…

all’occasione
diventa il tuo
discreto,
e indispensabile

socio …in azioni

Ciro Germano

Published in: on dicembre 1, 2011 at 07:29  Comments (4)  
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Sarò solo essenza

Apro i sospiri
scopro i misteri
esploro le angosce
attenuo i tremori
impavida affronto
la cresta dell’onda
assorbo energia
la dono al vento
esalando respiri
pensieri vaganti
ritorno nel libro
di versi composto
sarò solo essenza
impregnata nel tempo

Maristella Angeli

Published in: on dicembre 1, 2011 at 07:25  Comments (16)  
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Son fors’io

 
 
che ha tanto
ma tanto bisogno
degli altri?
.
E di altro,
altro ancora,
in durata terrena.
E ho fame
e ho sete
e ho sonno
e mi drogo
e mi lodo
e mi ammiro
e m’imbrodo
ed uccido.
.
Come uno zombie
.
Cammino,
senza paura,
perché so.
Perchè devo
sapere
ma ho sonno.
.
Programmato . . .
.
Un atavico sonno
dal passato:
ma non è vero sonno:
è un perpetràr nei secoli
gli affanni
dell’amara progenie,
grazie a quell’ Io,
che gli atei
dichiarano l’Iddio.
.
Ora speriamo
Di poterci ancora,
organizzare
a non far premorire
il nostro mondo Terra.
.
Con cuore grande
.
col sentimento
con i nostri peccati,
e irraziocinio:
grazie o Dio!
.
PRIMO CREATORE
Fin dall’inizio
della fine,
bestialitas mundi?,
dell’eterna alleanza.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 1, 2011 at 06:55  Comments (15)  
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L’amore addormentato

Là reposait l’Amour, et sur sa joue en fleur
D’une pomme brillante éclatait la couleur.
Je vis, dès que j’entrai sous cet épais bocage,
Son arc et son carquois suspendus an feuillage.
Sur des monceaux de rose au calice embaumé
Il dormait. Un souris sur sa bouche formé
L’entr’ouvrait mollement, et de jeunes abeilles
Venaient cueillir le miel de ses lèvres vermeilles.

 §

Là riposava l’Amore, e sulla sua guancia in fiore

divampava il colore di una mela brillante.

Io vidi,  entrando sotto la fitta boscaglia

il suo arco e la faretra appesi al fogliame.

Dormiva su mucchi di rose dai calici profumati.

La forma di un sorriso gli apriva pigramente la bocca

e giovani api venivano a raccogliere il miele dalle sue vermiglie labbra.

ANDRÉ CHÉNIER

Goccioline lucenti

GUZLÉINI  LUZÄNTI

Al cínno ed campâgna
l’avèva cla mèza etè
ch’an s’é né grand e né cén.
.
“Sta in uràccia, Beppe
– ai gèva sô mèder –
brî§a andèr fôra ed nòt parché,
quand l’é bûr,
ai é l’òmen naigher
ch’al pôrta vî i fangén
par vandri ai zénghen!”
.
Acsé Beppe,
prémma d’andèr a lèt,
al s’azardèva apanna
a guardèr al zîl e,
svêlt cme una sajatta,
atravêrs la frè dla fnèstra
l’adacuèva al tlån
dal camiunzén dal zio Gelindo,
armagnànd inbarbajè dal guzléini
ch’i luzèven
såtta i râz dla lóuna.
.
al s’indurmintèva pinsànd:
“E dåpp, i zénghen,
chisamaidóvv nascundarèni
tótt chi cinno?”

§

 
Il bimbo di campagna
aveva quella mezza età
che non si è né grandi e né piccoli.
“Stai attento, Beppe
– gli diceva sua madre –
non uscire di notte perché,
quando è buio,
c’è l’uomo nero
che porta via i bambini
per venderli agli zingari!”
Così Beppe,
prima di andare a letto,
si azzardava appena
a guardare il cielo e,
svelto come un fulmine,
attraverso l’inferriata della finestra
innaffiava il telone
del camioncino dello zio Gelindo,
rimanendo abbagliato dalle goccioline
che luccicavano
sotto i raggi della luna.
Poi
si addormentava pensando:
“E dopo, gli zingari,
chissamaidove nasconderanno
tutti quei bambini?”

Sandro Sermenghi