I pianti delle ore

I ZÎG DÄLI ÅUR

L’éra un zîl bû?
cme un bûr naigher.

An s sintèva dala zitè
armåur, canzån o amåur
ché la naiv ai mitèva
al silenziadåur.

I zighèven äli åur
e uśî vagabònd
i picèven
toc toc toc toc toc toc
ai vîder ofuschè.

Prèst, fórsi,
la påmpa la s farmarà
e mé…
a turnarò a cà.

§

Era un cielo buco
come un buio nero.

Non si sentiva dalla città
rumore, canzoni o amore
ché la neve ci metteva
il silenziatore.

Piangevano le ore
e uccelli vagabondi
picchiavano
toc toc toc toc toc toc
ai vetri offuscati.

Presto, forse,
la pompa si fermerà
e io…
tornerò a casa.

Sandro Sermenghi

Published in: on dicembre 11, 2011 at 07:46  Comments (5)  
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Promesse

 
Le mie promesse sono briciole sotto il lume della luna. 
Raccolgo le briciole di Dio
e le parole che mi appartengono
in notti e giorni
che mi stringono
illuminati vincoli
alle promesse fatte
come le onde
al mare del mattino.
In questa estate di fine tempo
pallido re lunare 
seduto alla collina
aprirò i piedi nell’arresa terra
e pianterò le mie promesse
rimaste nelle notti
rotto i tetti
sopra la luna

Enrico Tartagni

Published in: on dicembre 11, 2011 at 07:40  Comments (2)  
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Anche la notte ti somiglia

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.

La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.

CESARE PAVESE

Published in: on dicembre 11, 2011 at 07:33  Comments (3)  
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L’autunno di mio padre

 
Ora ti guardo disfare il filo
lo stesso che avvolgeva la vite
mentre taglio sarmenti
dolcemente ti scruto
arrotolare la tua vita
in quella matassa.
Sembra l’ultimo saluto
a pampini ruggine
a gocce di vita.
Il tuo sguardo che sa
dove porta la strada, e
negli occhi una dolce tristezza.

Rosy Giglio

Published in: on dicembre 11, 2011 at 06:59  Comments (7)  
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O, bestemmiando, resta

I

IL NOSTRO TEMPO

passa,
perché all’istante
non si può fermare,
e il corpo,  non nostro, 
volando oltre le tombe
lugubri,
rimane ma . . .
l’anima,  cantando,
vola.
(O,  bestemmiando,  resta.)

II

Vola al di là,
dagli attimi fuggenti
della vita terrena:
della “prova”,
come schiuma dal mare,
per ritornare là,
dov’era prima.

Paolo Santangelo

Published in: on dicembre 11, 2011 at 06:50  Comments (6)  
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