Generale

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c’è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant’anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c’è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

FRANCESCO DE GREGORI

Come ogni sera…

Come ogni sera la tristezza è giunta inesorabile.
Senza motivo apparente le paure bruciano,
esplodono, ingigantiscono le ombre
e diventano invincibili nell’interminabile notte
dove i rumori d’amore che non si dimenticano
non trovano ristoro nel sonno.
Sonno che porterebbe a sognarti
come guscio caldo dove trovare rifugio,
con la musica del mare a scandire l’immenso
e profondo respiro del tempo
dove l’ombra si fonde con la luce
e danza sulla seta del cuore con dolce nostalgia.
Patrizia Mezzogori

Dedicato a…

Fuori dai cinque sensi conosciuti
l’ho incontrato nell’età giovanile
e con lui mi è parso
di aver sempre viaggiato.
Certo, qualche sbandata
l’ho presa anch’io
incrociando vie dedicate,
amore, silenzi, solitudini,
percorse nel sole e nell’ombra
ma niente di grave o irreversibile.

Da adulto,
percorsi umani,
di azione e di pensiero
dove la leggerezza dei passi
ascoltava l’eco del tempo,
quello andato e quello a venire.
Ma lui, ormai conosciuto dai più,
ormai abbandonato da tanti,
mi ha guidato e mi ha illuminato
in quello stretto sentiero,
sì, quello suo,
del senso della vita,
senza il quale l’andirivieni umano
non avrebbe mai avuto il giusto significato,
il gusto dolce-amaro del vivere comunque,
alla luce del Sole
e della sua amica Luna,
essendo sempre
sembrando mai.

Gavino Puggioni

Gli amanti

Luce soffusa, quasi penombra,
Un raggio sfuggito alle tende oscuranti
si allunga, impudente, sui corpi intrecciati da amanti

Il capo di lei, reclino, riposa
sul petto di lui che, spossato, ora giace sereno
placata per loro la furia sensuale di quell’amore terreno

Gli occhi sono chiusi e i sensi appagati
ma se tu, superato il pudore, osservassi quei volti
senza dubbio capiresti che, pur dalla passione stravolti,

senza Amore, da quei tratti disfatti,
non vedresti quell’ aura di pace profonda esalare
che solo la consapevolezza di essere riamato può regalare

Anna Maria Guerrieri

La cera

L’artista ha scolpito i giganti
e parlano muti al silenzio
in questo museo delle cere,

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

si foggia
si scioglie
acconsente
la cera
a misura di calde parole

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

s’ostina
resiste
rapprende
la cera
per conto del freddo

la cera la cera la cera
il verso che incide la cera…

altre cere animate si agitano
nel grande teatro

la cera la cera la cera.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 14, 2011 at 07:02  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , ,