Il fantasma del parco “La Tesoriera”

 
Una vecchia cappella sconsacrata
venne alla luce
nel parco di Torino: senza entrata.
Era murata.
Dentro le ossa, con capelli biondi.  
.
D’Irene si scoprì una sedicenne
soave, in rito
del demonio: delle mani assassine
forse una sètta,
che l’immolò su quel perverso altare.  
.
Ora si senton nella notte strani
strusciar di ferri,
la fecero morir di sete e fame.
Potente entità
non trova ancora pace nell’Eterno…  
.
S’immobilizza il cane del custode
di quella villa,
chiamata  Tesoriera, in una stanza
vento di gelo,
in un’Estate torridassolata.  
.
Trova alfine pace, vergin fanciulla,
fiore di stella,
che incessante vendetta ancor ti move,
non rivelarti
più ai tuoi Pievani: cessa l’azione.  
.
Nel nome del Signore, che ti vide
morir di stenti.
Gli assassini son stati trucidati,
dalla giustizia
popolana, ed il demonio sconfitto.  
.
Anche stavolta.

Paolo Santangelo

GLI AUGURI DI AURELIO

In prossimità dell’imminente Natale desidero inviare ai responsabili di questo stupendo angolo di poesia, a tutte le poetesse, a tutti i poeti e a tutti i lettori, i migliori Auguri di SERENITA’ nei cuori di ciascuno e nei cuori delle persone che stanno loro più a cuore. Continuo imperterrito a leggervi e ad arricchirmi dei vostri contributi. Con voi miglioro! Continuo, ahimè, anche a non commentarvi ma solo per la poca, pochissima disponibilità di tempo. Se mi scusate, i miei auguri valgono doppio. Se non mi scusate, i miei auguri valgo doppio, lo stesso. Sereno Natale!

Aurelio

Del rosso di questo Natale
aspetto il bagliore vincente,
quel fascio di luce che prende

e caldo, denso, avvolgente
negli occhi e nei cuori s’espande
per poi rinnovarsi all’istante.

Aurelio Zucchi – Natale 2011

Lui ha due donne

Lui ha due donne:
una che dorme nel suo letto
e una che dorme nel letto dei suoi sogni.
Lui ha due donne che lo amano:
una che invecchia al suo fianco
e una che gli offrì la giovinezza
per poi occultarsi.

Lui ha due donne:
una nel cuore della sua casa
e una nella casa del suo cuore.

MARAM AL-MASRI

Published in: on dicembre 20, 2011 at 07:29  Comments (5)  
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Di vita e…

Forse quand’ io
avrò capito e
quando questo rumore
sarà esausto
tornerò nel silenzio
ove non sarà gesto a
scatenar brusio e
ogni umano affanno
sarà placato. Un
mondo nuovo o anche
il nulla in cui errare
vuoto di questioni, silente
di finita incertezza, sarà
la medesima cosa, una
porta da un breve sentiero
puntellato di lucciole fioche
terminante nella sala radiosa,
nell’ immobile danza della
assoluta certezza. Voi che forse
non sperate questo, fatelo per me,
poichè non importa la durata
del nostro incespicare, ma che un
giorno, finalmente, poss’ io esser preso in braccio.

Gian Luca Sechi

PENSIERI DEL MIO NATALE

In un mondo al rovescio dove noi, persone normali, cerchiamo di sopravvivere e di respirare un’aria a dir poco insalubre, in questo mondo dove la normalità ci attanaglia nelle tragedie, dove la mistificazione ci trascina in riserve di sentimenti che mai avremmo voluto attraversare, oggi, noi, in questo mondo ci stiamo riconoscendo e non tanto per convinzione quanto per abitudine e assuefazione, e la qualcosa è ancora più grave. E non ce ne vergogniamo, preferiamo il silenzio, abbandonando il nostro io che protesta, che ha conati da indigestione, e non da cibo, ma da fatti veri e tragici che stanno accompagnando le ore e i minuti di questo nuovo millennio che pare, ormai, si sia affacciato in un proscenio fatto di miseria umana, di misfatti, di ingiustizie, molto diverse e più pericolose di quelle avvenute nel secolo passato. Ma la pubblicità, miserabile e mercantile, ci dice  che un altro Natale, felice, sta arrivando, che bisogna consumare, che bisogna ingozzarsi, che bisogna regalare, che occorre distinguersi, in un profumo, in un panettone, in un cenone (!), in un viaggio esotico, per dimenticare!…. Ecco la verità!, per dimenticare…..i travagli d’ogni giorno, le ansie, le speranze, i dolori latenti mai confessati, le ingiustizie subite e, alla fine, anche i travagli, perchè no?, di chi ci governa. Scegliamo allora le spiagge della miseria, dove la vita degli indigeni non conta nulla, perchè ad essi ha pensato il loro Dio e la Natura; scegliamo, perchè ci crediamo, quei paesi di gente sconosciuta, convinti che i nostri soldi arrechino loro pane e companatico, quando è dimostrato che è assolutamente falso, ovvero il contrario. Però sta arrivando un altro Natale e chi sa quanti ancora ne arriveranno in questo mondo dove milioni di bambini non ne conoscono l’essenza, figurati la presenza!, il significato, in questo mondo dove giorno dopo giorno si consumano pasti di miseria, conditi da spari di fucili e collane di bombe che spaccano e bruciano interi villaggi di capanne costruite con canne e fango. Altro che Natale!, altro che cenone di capo d’anno in questo mondo di cui siamo parte, con milioni di auguri inutili, superflui e falsi!   Quasi quasi mi tiro fuori dalla Terra anche se vorrei gravitarvi attorno, senza corpo, solo con l’anima, per vedere se qualcuno ha il coraggio, la voglia, la sensazione e la convinzione di asserire che questo mondo, noi, si sia rovesciato e nessuno se ne sia accorto. E allora “ode all’indifferenza”…

Gavino Puggioni

Il tagliaerba

 
Io taglio l’erba
e vado via
col fango e con le scarpe con il fango
scivolando…
le più recondite metafisiche
derivazioni dall’anima soffiate
che respira male…
il Male del Fruscio.
Notte…
il fruscio straniero si strappa
sono pagine dal libro del silenzio
stampa…
sono le sue della paura
queste parole…
su e giù
nelle scale
incomprensibili
uccideranno i sogni…ecco…
mai fidarsi di chi parla alla tromba delle scale
nell’alba di un mattino…
in quei colori spenti ma che s’accendono di luce
scenderò a vedere…
chi è che parla allo scalino?
vado nel giardino
m’inoltro tra i suoi fili
taglio l’erba
lavo il fango
delle scarpe…
me ne vado…

Enrico Tartagni

Sulla tua soglia

Sulla tua soglia proibita
vorrei sostare un dì
prima che scenda l’ombra
e sul tuo muto sguardo
dolcemente indugiare
Credimi non è peccato
salire alla tua volta serena
e dall’ultimo spicchio di sole
lasciarsi lento inondare
prima che sia ricordo il gioco
e gioventù remota assenza
Cosa importa se sei un sogno
o solo un mendace fantasma
Anche se tu fossi veleno
vorrei assaggiarti un poco
e su di te felice morire
stasera un poco soltanto

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 20, 2011 at 06:53  Comments (5)  
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