Sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

Golem

 
——- e con  informe materia
il mio golem creai
.
E corruzione e onestà
oscene pulsioni e pudor nel pensare.
E sapienza e ignoranza
e ignavia e solerzia.
E odio ed amore
e fede e empietà
.
——- e di ciò
lo plasmai
.
Crebbe ed andò
vagando la terra.
E mari conobbe
e cime inviolate.
E spelonche smarrite
ed irosi vulcani.
.
——- e mai il suo sguardo
il mio abbandonò
.
Poi volse i suoi occhi
a cieli lontani.
Ed a lungo rimase…
.
Un lampo ed un tuono…
su me si franò.
.
——- e seppellì il mio corpo
in cripta profonda
.
Trionfante nel mondo
s’aggira iracondo.
 

Piero Colonna Romano

Dicembre

 
Guardare oggi
a dicembre
l’incedere
a piccoli fiori porpora
nel mio giardino
s’innalzano al tiepido divino
al raggio della cometa
quasi un miraggio
sul muro sbrecciato
s’appoggia  nel vento
insicuro il roseto spinoso
attende vicino
ai rami del pino
lo sbocciare   
Posso ancora ascoltare
un vago mutare di ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 23, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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Non sempre verde è il colore dell’infanzia

Quando lasci il dolore affondare
le brulle sue radici nell’iride innocente,
nell’assenza, tradisci te stesso,
quello che fosti ed il fanciullo che fuggi.
Divieni fumo di fiamma che muore
candela cui la luce flebile s’estingue
tra dita insensibili con l’ultimo baleno.
Eludi un’anima implorante, soltanto,
che le si tinga la nemica trasparenza.
Le frusti la vita se la vedi e l’ignori
ma se ascolti il coraggio d’amare
capirai il rintocco lungo
e lo sgranarsi orribile delle sue palpebre
in lontana solitudine.
Udrai bruciare le sue ciglia
ed il tonfo cupo della cenere franata
dal suo pianto in umile silenzio
al sorriso umano che le avrai spiegato.
Non è di semplici occhi quell’iride
che nulla sa dell’ipocrita notte,
nulla della tua mano incurante
che la scrolla come polvere molesta.
Occhi ignari di saper volare alto
scuotendo voci distratte o riluttanti
con la sferza dei rifiuti subìti
con il ricordo della tua indifferenza.
Ombrose non solo, slargate pupille,
cave di marmo pregiato esistono
per provare il tuo impegno,
scolpire, plasmare la tua benevolenza.
Così vagano quelle rare preziosità
e nel nostro mondo restano o
troppo spesso partono per l’Altro
confinate in tristi castoni
senza alcuno di sana volontà
ad estirpare il prisma grigio-bruno
che di tanta, infelice pochezza
è grave riflesso.

Daniela Procida

IL CAMBIAMENTO DEI TEMPI

Il primo servizio per l’infanzia italiano a Reggio Emilia fu costruito con il ricavato della vendita del metallo dopo lo smantellamento di un carro armato.  Ora si sono fatti tagli finanziari ai servizi educativi ma non un solo euro è stato tolto agli armamenti. Segno del cambiamento dei tempi

Alessandra Generali