La partitura

Su righe e spazi cadono le note
nello spartito, con adagi e svelti,
e tutti gli altri tempi ben fissati
dall’anima e dalla mano attenta
del musicista esperto ed ispirato.
Son fughe di precisa intonazione,
son ritmi e cadenze e accordi ariosi,
son melodie sognanti, ritmi audaci,
son freddi suoni, o caldi e sinuosi.
E come è scritto, tutto vien suonato
dallo strumento in mano all’orchestrale,
che si destreggia in lenti e virtuosismi
e incrocia tutti quanti gli altri suoni
e giunge a conclusione…troppo presto…
Che il brano è bello e più non si poteva,
ma il tempo è poco e quando più vorresti
protrarlo all’infinito, quel bel suono,
ecco il finale e ti ci trovi dentro
perché è così che è scritto, lo spartito.
E c’è un crescendo, quasi disperato,
che sembra di volersi svincolare,
del timpano e dei piatti…un’esplosione!
proprio un momento prima del silenzio.

Armando Bettozzi

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6 commentiLascia un commento

  1. Non ci sono parole per dirlo….tinti

  2. Versi che interpretano molto bene la partitura, melodia e poesia vanno di pari passo. Grazie Armando, un caro saluto.
    Roberta

  3. Ma questa è musica, non poesia!
    Sandra

  4. E’ quasi un vincolo che attanaglia la fine dello spartito, quando la melodia è troppo bella! Paolo.

  5. Hai interpretato la partitura mettendola in musica con le tue parole
    Complimenti
    Patrizia

  6. spesso la più alta bellezza, il sublime, è questione di poco nel tempo, sempre troppo breve… vorremmo esserci sempre dentro. ma sono attimi soltanto che ci rapiscono l’anima e ci lasciano alla nostalgia.
    Ascoltando un concerto siamo ciò che vorremmo, tutte le potenzialità del nostro essere si dispiegano. Poi si torna al tempo rattrappito del vivere comune, in cui reprimiamo le emozioni spesso, in cui non è consentito. Fino al prossimo concerto.
    Mi sembra anche una metafora della vita: è scritto nello spartito il finale, anche se vorrestii protrarla all’infinito…
    Bellisima! Azzurrabianca


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