La tempesta non conta i suoi morti

Videro fuochi di sant Elmo
aprire il nero come fosse un foglio
un mare obliquo
mare
mare
mare!

navigavano vene da contratto
senza diritto di mugugno
ma d’inventarsi un cielo      sì
lo fecero grondante di bitume
piovvero inferno e sangue

il Capitano
s’accorsero nell’attimo d’un lampo
leggeva poesie sul cassero fiammante

o marinaio
mio marinaio
parodiava una voce di balena
arpione in gola
non suonare campane
il gelo ha già ghermito le tue braccia
e le ghirlande
barcollano battendo le fiancate

nessuno scenderà da questa nave

Cristina Bove

La figlia di Iorio

FRANCESCO PAOLO MICHETTI – 1895

Published in: on marzo 16, 2012 at 07:27  Comments (2)  
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Si nasce ciechi

Le foglie grinze,
quel forte odore d’azzurro
masticato in silenzio
nell’alba del morire.

Si nasce ciechi
eppur sappiamo già
i capezzoli dell’immenso.
E ci si insegna, poi,
a dimenticarsi l’un l’altro
appena il chiodo sfiora il legno.

Quale musica se non che il tedio
vestito a festa
spesso troviamo indenne
tra le righe passe ?!

Se sarò amico
non ditelo alle finestre,
fatene unguento per i feriti dall’ovvio,
per le colombe storpie,
i passeri a cui strappiamo
le ali.

Stefano Lovecchio

Dopo una separazione

Sto cercando di rimuovere il grigio,
brandelli di vecchie tappezzerie
restano attaccati come
croste residue
di un male feroce

Se provi a rimuovere le croste
la carne ferita ancora risanguina,
ogni volta, crudele, il dolore
riaffiora e la memoria non muore.

Con le unghie non vale graffiare
la crosta pesante,
il dolore è presente ancora,
forse solo più pallido
ma col ghigno maligno si appropria
del tuo pensiero costante.

Non vale sovrapporre
altra tappezzeria, magari fiorita
o di color più brillante,
il grigio permane e soffocante
vanifica il desiderio di restauro.

Forse sarebbe la soluzione migliore
gettar della calce su quel muro graffiato,
riempire gli spazi e bruciare le attese,
colmare i solchi e ripianar le fessure.

Una bianca parete di nuovo
pulita e spianata
potrebbe far sempre la sua bella figura!

Anna Maria Guerrieri

Prima perdita

ERSTER VERLUST

Ach, wer bringt die schönen Tage,
Jene Tage der ersten Liebe,
Ach, wer bringt nur eine Stunde
Jener holden Zeit zurück!
Einsam nähr ich meine Wunde
Und mit stets erneuter Klage
Traur’ ich ums verlorne Glück.
Ach, wer bringt die schönen Tage,
Jene holde Zeit zurück!

§

Ah, quei bei giorni chi mi renderà,
giorni del primo amore?
Ah, solo un’ora chi mi renderà
di quel tempo beato?
La mia ferita nutro abbandonato,
e sempre rinverdisco il mio dolore
per la perduta mia felicità.
Ah, quei bei giorni chi mi renderà
e quel tempo beato?

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Published in: on marzo 16, 2012 at 07:11  Comments (3)  

Voce

Voce inconscia che da lontano mi
Chiama
Non tralasciare per strada quello
Che inizio è per te
Lasciati portare da quella scia profumata che
Ti conduce dove lì trovi pago

Giorni trascorsi tra il filo teso delle
Colpe, che eco fanno ai miei valori arcani
Valori marcati, che si ribellano ad altri più aperti
Conflitto fra loro impongono il mio vivere in
Un prato senza fiori

Rosy Giglio

Published in: on marzo 16, 2012 at 07:01  Comments (8)  
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