Si nasce ciechi

Le foglie grinze,
quel forte odore d’azzurro
masticato in silenzio
nell’alba del morire.

Si nasce ciechi
eppur sappiamo già
i capezzoli dell’immenso.
E ci si insegna, poi,
a dimenticarsi l’un l’altro
appena il chiodo sfiora il legno.

Quale musica se non che il tedio
vestito a festa
spesso troviamo indenne
tra le righe passe ?!

Se sarò amico
non ditelo alle finestre,
fatene unguento per i feriti dall’ovvio,
per le colombe storpie,
i passeri a cui strappiamo
le ali.

Stefano Lovecchio

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3 commentiLascia un commento

  1. ….si nasce ciechi eppur sppiamo già i capezzoli dell’immenso…senza parole.Tinti

  2. La chiusa è magnifica, un’apertura al cambiamento e alla dolcezza per chi è vittima di chi resta cieco nei confronti del prossimo.
    Complimenti, bellissima
    Patrizia

  3. L’inizio predomina l’istinto, ma dopo… bellissima poesia. Rosy


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