Il mio vento

 
è tra le pieghe disfatte
nell’orlo leggero di seta
.
sfrontato e innocente
carezzevole e distratto
languido
nel soffio vellutato
.
fra dita sinuose
che accendono i sensi
.
m’avvolge
stravolge
nel brivido caldo
arruffa i capelli
sfiora le gambe
s’insinua
lento
a cercar voglie mute
sopìti desideri
strazia le carni
è bacio di vento

astrofelia franca donà

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:40  Comments (9)  
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Privandomi del mare

Privandomi del mare, dello spazio per la corsa e il volo,
dando alla mia orma il supporto di una terra forzata,
cosa avete ottenuto? Calcolo brillante:
non siete riusciti ad estirpare le labbra che si muovono.

OSIP ĖMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM


Published in: on marzo 26, 2012 at 07:36  Comments (3)  
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Metaforizzando…a far la vita meno amara

Quanti scivoloni
ancora
prima di risalire
il gesto benedetto?

Il segno della croce
per tenersi a galla
stroppia il canoro
all’eco
che mi ritorna sordo.

Saggio colui che non pesa
l’occhio di una triglia
in ruota posticcia ruba
la scena madre
al pavone su di turno.

Allora meglio pesce
un pesce nel barile
addizionando cane
per non essere sardina

e prendere la vita
di cicala
che se riesce giuro
f(r)inisco che mi sdoppio.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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I Poeti indossano giacche usate

che stanno in molti armadi. e sono di diverse taglie.
li modificano a piacere con l’abilità dei migliori sarti
tanto che ognuna che pare confezionata a misura.

ma i Poeti spesso sono sarti anonimi
che nessuno conosce, tranne la penna
anonima a sua volta che sta
nel taschino all’interno con le sue iniziali cucite.

accade talvolta
leggendo una poesia e sollevato ti accorgi
che il cappio al collo non è che il nodo della cravatta
che pian piano s’ allenta.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:24  Comments (6)  
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Adorazione dei Magi

PIETRO VANNUCCI IL PERUGINO – 1476

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:10  Comments (2)  
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Fiat

ritrovamento fossile dell’anima
annunciazione
portata in superficie per la resa
e invece di sorprendersi per molto camminare
è nel restare fermi che s’incide
la propria impronta

spiegare al cieco nato le misure prospettiche
al sordo l’armonia
al corpo l’insostanza
e scrivere la vita con gli steli
di fiori secchi

se non fosse l’inciampo nell’oscuro
della spietata luce
non avremmo contezza
non ci sarebbe fossa a pretenderci vivi
in odore di santità distorta

gli assassini del corpo hanno le aureole
porgono cieli tondi in cui specchiare il niente

ci vuol coraggio a immergersi nel buio
del proprio esistere

Cristina Bove