Resurrection

All’ombra di un tramonto
sosto,
e ogni giorno aspetto
che il labbro mio
si schiuda,
nella curva del sole
– un assaggio –
nel riso scapigliato
di un ritorno.

Beatrice Zanini

Published in: on aprile 6, 2012 at 07:36  Comments (6)  
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Mi hanno detto che

Mi hanno detto che
ti hanno visto
nel riflesso del
sangue sulla montagna
ti hanno visto nel ventre
violato
tra i visceri sparsi
sul deserto
tra le palpebre
degli affogati
ti hanno visto coperto
di polvere bianca
quella che spolpa vita
tra le case di cartone
ad ogni refolo
in braccio ai piccoli
soldati e vestito di
gesso e sputo
mi hanno detto...
ma io vedo solo
volto
adunco del potere.
Forse sarà che
sto diventando cieca?

Tinti Baldini

Non ora

 
 
Non ora
Non in questo giorno
Grigio da far spavento
Io non vedo stelle
In questa notte
Non vedo luce
Nel giorno che arriva
Solo angoli bui
E la paura
Mi assale
Non ora
Non in questo istante
Che non sento
Ma è il mio presente
Ed io non ci sono
Come se mi camminassi addosso
Senza ombra e contro vento
Finirà questo buio dentro
Questo vuoto d’anima
Che mi assale
Alle spalle?

Maria Attanasio

Published in: on aprile 6, 2012 at 07:13  Comments (7)  
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Sotto un ulivo

 
Sotto un ulivo
all’ombra del silenzio
cerco le briciole
che il tempo ha perduto passando,
avanzi di giornate
da utilizzare meglio,
minuscole porzioni di vita
da custodire,
conservandole per quando
non ce ne sarà più.

Sandro Orlandi

Published in: on aprile 6, 2012 at 07:10  Comments (7)  
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Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK