Lo scoglio

Amici abbiamo appreso dalle pagine di Poetare che un altro poeta se n’è andato qualche giorno fa: Diego Cocolo, meglio conosciuto come Il Gabbiano, era un amico del sito azzurro, dove ci aveva allietato con i suoi resoconti di viaggio, vividi, pittoreschi e pieni di poesia. Lo salutiamo affettuosamente ricordandolo con una sua composizione che assomiglia ad un ideale autoritratto.

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LO SCOGLIO

Seduto su di uno scoglio a meditare
Ho guardato l’immensità del cielo
E del mare
Di fronte agli aridi monti
Una vela bianca scivolava dolcemente
Verso l’infinito orizzonte
Guardavo il creato con gli occhi di un gabbiano.
E con le sue ali
Ho librato lontano

Diego Cocolo  (Il Gabbiano)

Published in: on aprile 23, 2012 at 19:53  Comments (8)  
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Dono

Ho scrutato il tuo volto
Volevo il tuo sguardo incrociato al mio
Ma chiusi sono rimasti i tuoi occhi
Componenti di un volto stanco e rugoso
Ho depositato un rosario tra le tue dita
Questo è il mio dono
che porterai con te per l’eternità.

Gianna Faraon

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:44  Comments (6)  
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Vorrei essere mia madre

Vorrei essere mia madre
vestita col vestito a fiori,
le mani ogni momento calde,
sorriso a tutte le occasioni.

Con i suoi occhi poi vorrei
guardare me in ogni età,
dai pantaloni ancora corti
ai pantaloni ancora lunghi.

Or ch’è presente e non,
vorrei essere mia madre
perché dal punto più remoto
…io…lei…possa accarezzarmi.

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:32  Comments (6)  
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Le sette lune di Aurelio

Amici, tempo fa ho recensito per voi il romanzo d’esordio in narrativa di Aurelio Zucchi, quel “Viaggio in V Classe” che ha avuto, oltre all’elogio della critica, anche un grande successo di pubblico. Ma Aurelio ha molte frecce al suo arco, e zitto zitto sta preparando un’altra sorpresa per tutti noi. E’ infatti in preparazione il suo secondo romanzo, “Le  sette lune”, di cui lui stesso ci parla e di cui potrete leggere in anteprima il prologo ed il brano iniziale nel link sottostante. Ad Aurelio vanno i nostri migliori auguri (fai presto, siamo tutti in attesa!) ed il nostro incoraggiamento, sicuri che potrà bissare il successo del suo primo lavoro!

Il Cantiere

Ringrazio il Cantiere per avermi regalato la gioia di postare l’incipit del mio secondo romanzo dal titolo “Le sette lune”. Il pensiero va a coloro che mi seguono con affetto e ai quali esprimo gratitudine  per la forza che dalla loro stima me ne deriva. Spero che questo secondo impegno narrativo possa essere in grado di farmi godere delle gioie e delle soddisfazioni che “Viaggio in V classe” è stato capace di donarmi. “Le Sette lune” è un romanzo che mi coinvolge non poco, sul quale sto lavorando da mesi e mesi ed al quale voglio bene. Diversa dalla precedente, che raggrumava molta intensità autobiografica, questa stesura mi offre la possibilità di ideare personaggi immaginari e di farli muovere nel contesto di una storia entrata nel mio profondo sentire. Sono personaggi che, per quanto ancora non giunti all’epilogo del romanzo,  fanno già parte di me a tal punto da sentirli veri, vivi per come manovrano la vita e per come ne sono da essa manovrati. L’impostazione è scevra da certe contaminazioni nostalgiche che a volte ostacolano la visione oggettiva del narrato, e forse per questo più lucida e più ancorata alla contemporaneità. Mi piace però sottolineare come anche in questo libro è mia intenzione cristallizzare quei valori civili e morali nei quali sono cresciuto. Grazie di cuore a quanti vorranno soffermarsi su questo spazio.

Aurelio Zucchi

LE SETTE LUNE  (PROLOGO)

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:29  Comments (4)  
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Di dentro

POR DENTRO

¡Oh, no poder dar luz a las tinieblas,

voz al silencio,

que mi dolor cantara

el salmo del misterio!

¡Oh, no poder decir lo que se muere

en sagrado secreto,

antes de haber nacido,

en el sepulcro-cuna de lo eterno!

¿Dónde está vuestro aroma de ambrosía,

¡oh, flores del invierno!,

que antes de abrir al sol vuestras corolas

– ¡dulce consuelo! –

volvisteis a los campos

a que la Muerte baña con su riego?

¡Cantar lo que no cabe

ni en palabras ni en tonos es mi empeño,

y decirte, mi amor, aquí, al oído,

mi corazón entero,

con su ritmo, sin música, ni letra,

con todo su silencio!

Terrible es la palabra

y su poder, poder de mal agüero.

Muere en ella la idea cuando nace,

enterrada en su cuerpo,

como muere al dar fruto

del todo nuestro anhelo.

Que al tocarte mi fiebre en ti despierte

la fiebre de tu seno,

y se fundan así nuestros ardores

en un mismo deseo.

Calla, mi amor, cierra tu boca fresca,

que así te quiero;

donde dejó su huella la palabra

no anida bien el beso.

Calla, que hay otro mundo

Por dentro del que vemos,

un mundo en el que tejen las tinieblas

y es todo cielo.

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Non potere alle tenebre dar luce,

voce al silenzio!

Il mio dolore

il salmo del mistero canterebbe.

Nè poter dire quello che in un sacro

arcano muore,

prima ch’esso sia nato,

dentro il sepolcro-cuna dell’eterno!

Ove dura d’ambrosia il vostro aroma,

o fiori dell’inverno,

che innanzi che s’aprissero le vostre

corolle al sole

– dolce conforto ! –

tornaste ai campi

che Morte irriga coi suoi sparsi umori?

Cantar quel che non entra

in parole o in accenti è mia fatica

e qui dirti all’orecchio, amore mio,

il periplo del tuo cuore

con ritmo senza musica nè sillabe,

con tutto il suo silenzio!

La parola è terribile

ed è di malaugurio il suo potere.

Appena nasce, in Lei muore l’idea,

nel suo corpo sepolta,

come nel dare il pieno frutto muore

l’ansia dell’uomo.

La mia febbre toccandoti risvegli

la febbre del tuo seno,

e si fondano quindi i nostri ardori

in un solo desio.

Taci, amor mio, chiudi la fresca bocca,

così ti amo;

dove lasciò sua impronta la parola

non bene annida il bacio.

Taci, c’è un altro mondo

dentro quel che vediamo,

un mondo dove tessono le tenebre;

è tutto cielo.

MIGUEL DE UNAMUNO Y JUGO

Post-it

Agitarsi in una rete a maglie larghe
con post-it attaccati un po’ ovunque
per smarrire la strada, non fermarsi a pensare,
riempire i polmoni di fango e di gossip
fino alla fine, fino ad urlare, la gola intasata,
la fine d’un giorno senza motivi.
*
Ecco l’alba che sorge da una notte senza fine
e trova la chiave d’un giorno nuovo
per trascinarsi sulle stampelle
delle proprie certezze.
*
Di nuovo la notte c’ingloba nel nero
dei sogni pensati, dei pensieri sognati
nel magma di forme abbozzate,
realtà indistinte, muovendo la rete
intasata d’inutilità.

Lorenzo Poggi

L’ Osservazione del [mon] Se

Mi accompagno in una qualsiasi anteprima d’appoggio.
Constatando che tra le punteggiature esiste
un effimero alcolismo da strapazzo, ma non folle
di dis/egualiata dis/umanità.

E’ possibile che osservo tutto al buio?
Forse anche no.

Lo strimpellìo d’un bagliore
mi toglie di dosso ogni bavaglio
accappucciato per difesa,
MA
non per l’invisibile trauma
del non voler capire [me].

Glò

Published in: on aprile 23, 2012 at 06:49  Comments (4)  
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