Mi manchi

Quando mi manchi è molesto anche l’aprile
il taglia erbe che mi profana
il gatto bianco, venuto a mangiucchiarmi le scarpe
perché è cieco.
E crede nella gioia degli umili, dei santi,
di quelli che se dormono soli non fa niente.
E tu mi manchi.
Mi manchi da trent’anni e mezz’ora,
minuto più o di meno non fa la differenza.
Mi manchi come il vento sul primo metro d’acqua
quella che la assomiglia a una bimba spettinata
con la gazzosa in mano e le stringhe da allacciare.
Mi manchi come certi silenzi che fa il treno
quando si ferma in mezzo a dei campi
e non sai cosa, non sai quando riparti
e non te ne importa nulla.

Massimo Botturi

Non solo belle parole

 
 
Non solo parole
ora sì sento che non c’è futuro
schivo grovigli senza vedere barlumi
l’unico sostegno è questa biro, e
scrivo l’angoscia di questa era in crisi
che ci investe come uno tsunami
togliendoci la dignità e a volte la vita
per il dolore che attanaglia la terra
per lacrime e sangue che il mare arraffa
come i politici l’aria al popolo
ora sì voglio scagliare la prima pietra
e non solo belle parole
come qualche  onorevole o deputato
che sa potare solo il pane al popolo.

Rosy Giglio

El tres de mayo de 1808 – Fucilazione alla montagna

FRANCISCO DE GOYA Y LUCIENTES  –  1814

Attesa

Momenti solo tuoi
che nessuno può intendere.

Voci che frastuonano
quel desiderio di pace
che cerca un varco
tra fessure di persiane
da dove un fastidioso sole
tenta di raggiungerti
per farti lacrimare.

Momenti di una tregua
a lungo agognata
che sfugge
a maldestri tentativi
di respingere
nodi di pianto rappreso.

Attendere quel guizzo dentro
per rovesciare la prospettiva
per accorgersi
che stai vivendo.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 25, 2012 at 07:21  Comments (10)  
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Preghiera

Passi solitari risuonano sul selciato,
lembi dispersi di un sentimento
che disperato volge lo sguardo al cielo
nella vana speranza di una luce.

Accade così, che il dolore
diventa luogo fermo nella vita
come autunno macchiato di lacrime
e in una notte buia come pece,

il cuore scoppia nell’enorme
grido di rabbia e ribellione
per le ingiustizie di un mondo
dove vige crudeltà e indifferenza

mentre una preghiera s’eleva lieve
al cielo illuminato dal sole nascente,
potenza misteriosa gravida di suoni
nell’immenso amplesso di palpiti,

in cerca d’una presenza amica
che asperga gli uomini di luce pura
sì che gli animi cantino lodi
per il trionfar della pace eterna.

Patrizia Mezzogori

Anno Domini MCMXLVII

Avete finito di battere i tamburi
a cadenza di morte su tutti gli orizzonti
dietro le bare strette alle bandiere,
di rendere piaghe e lacrime a pietà
nelle città distrutte, rovina su rovina.
E più nessuno grida: «Mio Dio,
perché m’hai lasciato?» E non scorre più latte
né sangue dal petto forato. E ora
che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,
lasciateci un giorno senz’armi sopra l’erba
al rumore dell’acqua in movimento,
delle foglie di canna fresche tra i capelli,
mentre abbracciamo la donna che ci ama.
Che non suoni di colpo avanti notte
l’ora del coprifuoco. Un giorno, un solo
giorno per noi, o padroni della terra,
prima che rulli ancora l’aria e il ferro
e una scheggia ci bruci in piena fronte.

SALVATORE QUASIMODO