Il capestro

–  Corda che pendi dall’albero muto,
vorrei conoscere dove ho sbagliato;
in questa notte che ho appena vissuto
dimmi se il canto d’amore è peccato.
Dammi un motivo per questa condanna,
che male ho fatto al cospetto del cielo?
Amai soltanto, ma il cuore mi inganna,
nulla ebbi in cambio se non il suo gelo.
–  Non disperare finchè si fa giorno,
sei ancora in tempo per l’ultima scena:
anni e illusioni non fanno ritorno,
ma ci son io a lenirti ogni pena.
Io sono tua, sono vera, non fingo,
nel mio legame puoi ben confidare;
vieni da me, con amore ti stringo,
neanche da morto ti lascerò andare.

Fabio Sangiorgio

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5 commentiLascia un commento

  1. Quella corda sembra il canto d’una sirena. Ma ho l’impressione che anche stavolta non potrà stringere il suo cappio mortale.

  2. Bel colloquio tra Fabio e il suo càppio.
    Originale e ben costruita. Tutti abbiamo
    il capestro, fino alla fine della pista, basta
    abituarsi.

  3. Davvero ,ha ragione Paolo ,tutti abbiamo un capestro e ,a volte ,gli parliamo.Bellissima ode con tanta amarezza.tinti

  4. Le pene d’amore a colloquio con la morte, io la leggo in questa maniera e la Signora nera sembra attirare con lusinghe facendo credere che è lei l’unica che sa amare per sempre

    Molto bella, complimenti
    Patrizia

  5. Bellissima! Anche per me è così.
    Graziella


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