Fettuccine fatte in casa

Prendi la farina, passala al setaccio:
se ne scende a pioggia sopra il tavolino.
Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,
prendi quattro uova, scarta via la chiara
e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.
Prendi dall’esterno sempre più farina,
mischia tutto quanto, spruzza sale e acqua,
ora impasta il tutto,  fai che si compatti.
Appallotta bene…Giù un po’ di farina,
dai con palme e pugni, fin che è sagomata
una pasta gialla, tutta amalgamata.

Con il mattarello stendi quell’impasto,
finché non diventa una sfoglia tonda
sempre più sottile, dai con la farina
perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,
mentre col coltello…tagli a fettuccine,
e stai pregustando la prelibatezza.

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.
Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,
finché poi il camino te la rende cotta:
pronte da mangiare, le tue fettuccine.

Nell’insalatiera mettile a condire
col già preparato sugo d’oca, e gira…
Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.
Poi con due forchette, tira su…e servi
dentro i piatti fondi che son li in attesa
mentre dalla bocca…esce l’acquolina…

Armando Bettozzi

As/satira/ti

le colpe dei matrimoni al tramonto
sono nuore e suocere

e a conti fatti non saprai mai
se il fallimento di moglie avrà gravato di più
o meno sulla bilancia che quello di madre

o se con la fortuna che ti ritrovi
finirai per pagarle entrambe.

Anileda Xeka

Published in: on maggio 7, 2012 at 07:20  Comments (6)  
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Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Little Drummer Boy

Come, they told me
Pa rum pum pum pum
A new born King to see
Pa rum pum pum pum
Our finest gifts we bring
Pa rum pum pum pum
To lay before the King
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
So to honor Him
Pa rum pum pum pum
When we come.

Little Baby
Pa rum pum pum pum
I am a poor boy too
Pa rum pum pum pum
I have no gift to bring
Pa rum pum pum pum
That’s fit to give our King
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Shall I play for you
Pa rum pum pum pum
On my drum.

Mary nodded
Pa rum pum pum pum
The ox and lamb kept time
Pa rum pum pum pum
I played my drum for Him
Pa rum pum pum pum
I played my best for Him
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Then He smiled at me
Pa rum pum pum pum
Me and my drum.

§

PICCOLO TAMBURINO

Andiamo, mi hanno detto, parum pum pum pum,
c’è un re appena nato, parum pum pum pum,
abbiamo preso il nostri doni migliori, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum
così da onorarlo, parum pum pum pum,
quando veniamo

Piccolo bambino, parum pum pum pum,
sono anch’io un bambino povero, parum pum pum pum,
non ho doni da portare, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum.
posso suonare per te, parum pum pum pum,
sul mio tamburo?

Maria annuì, parum pum pum pum,
il bue e l’agnelllo battono il tempo, parum pum pum pum,
ho suonato il mio tamburo per lui, parum pum pum pum,
ho suonato nel modo migliore per lui, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum
Dopo mi ha sorriso, parum pum pum pum,
a me e al mio tamburo.

KATHERINE KENNICOTT DAVIS

Published in: on maggio 7, 2012 at 07:01  Comments (2)  
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