Le nuvole non hanno lacrime

Hanno le spiagge dell’infinito
delle eterne mutazioni
Hanno le pianure sconosciute
dove cavalieri erranti
percorrono le vie del cielo
e non lasciano traccia

Le nuvole non hanno lacrime
perchè la terra è già bagnata dalle proprie
che sono, qualche volta, anche di gioia
quando un bambino nasce, sopravvive
e riesce a vivere
Ma non gridano al miracolo

Grigie, bianche, di fumo, sovrapposte
ed incrociate in un disegno catartico,
movimento di movimenti ispirati
e creati dall’amico vento,
le nuvole non hanno lacrime
perchè non hanno il tempo per piangere o per gioire.

Corrono, s’adunano e scompaiono
mentre l’occhio umano s’adombra
e ne segue, altalenanti, le immagini.
Caleidoscopio di pensieri che avvincono,
vaganti nei sentieri del nulla
dove tutto si può guardare, senza vedere.

Le lacrime non appartengono alle nuvole.
Sono della terra,
nella terra che noi calpestiamo.
Orme inzuppate di dolore, di attesa, di morte,
prive di sentimento,
piene di odio e di indifferenza.

Le nuvole ascoltano pure i lamenti terreni,
li trasportano, li mischiano, li nascondono
Li vomitano, poi, a mo’ di pioggia o di tempesta
ma nessuno se n’avvede, per paura, per ignominia,
in una vita spesa, a volte, nel male, in questo mondo
dove pare germoglino tanti, troppi fiori finti.

Le nuvole non hanno lacrime,
non le cercano, non le creano.
Di queste nuvole anche noi viviamo
e, dopo, noi sogniamo, respiriamo, dormiamo
ed amiamo ma non ci guardiamo
perchè i nostri occhi piangono

Gavino Puggioni

Poesia premiata con menzione particolare al Premio Internazionale di Poesia Nosside, di Reggio Calabria, nell’edizione del 2010.

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5 commentiLascia un commento

  1. E’ di una bellezza commovente questa metafora grande con quelle nuvole senza lacrime perchè il mondo ne è coperto,in gioie e dolori.Grazie caro per le forti emozioni.Tinti

  2. Che bella! E quanto è significativa e profonda!
    Complimenti Gavino, davvero!

  3. nuvole e terra, sogno e realtà. nuvole fantasia a cui ci rivolgiamo, a cui diamo il nome dei sogni, o degli incubi, figure fantastiche vi vediamo, immaginiamo come sullo schermo del cinema altra vita diversa più giusta più bella o terribile, vediamo accennate nelle arcate del cielo le sensazioni forti o dolci che vorremmo vivere, ma tratteniamo. è in un grigio mattino fra il cemento che quel correre di nubi ci rammenta un moto interiore e la nostra anima impigliata si slega come un cavallo libero corre
    grazie azzurrabianca

  4. Complimenti Gavino, un premio meritatissimo per questa poesia dal significato molto profondo.
    Bellissima
    Patrizia

  5. scusate ma di chi è il fantastico quandro ?


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