Fontana di Roma

RÖMISCHE FONTÄNE

Zwei Becken, eins das andre übersteigend
aus einem alten runden Marmorrand,
und aus dem oberen Wasser leis sich neigend
zum Wasser, welches unten wartend stand,

dem leise redenden entgegenschweigend
und heimlich, gleichsam in der hohlen Hand,
ihm Himmel hinter Grün und Dunkel zeigend
wie einen unbekannten Gegenstand;

sich selber ruhig in der schönen Schale
verbreitend ohne Heimweh, Kreis aus Kreis,
nur manchmal träumerisch und tropfenweis

sich niederlassend an den Moosbehängen
zum letzten Spiegel, der sein Becken leis
von unten lächeln macht mit Übergängen.

§

Due coppe; e l’una che sovrasta l’altra
erette entrambe sulla rotonda vasca
di pietra antica. Defluisce l’acqua
pacatamente, dal superbo labbro,
sull’acqua che di sotto attende e posa.
E questa tace, mentre l’altra parla
un chioccolio sommesso e guarda il cielo
che con dischiusa mano in gran mistero
quella le svela di tra il verde e il buio,
come un’occulta sconosciuta cosa.
Entro la coppa, placida si espande,
cerchio da cerchio senza nostalgia.
Solo a volte trasogna; e s’abbandona
lungo i penduli muschi, a goccia a goccia
sino all’infimo specchio che tranquillo
svaria d’ombre e di luci e risorride

RAINER MARIA RILKE

In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Solitudine

Amica di tanti, imposta ai più, figlia di una società insensibile
e frettolosa.
Chi non ti conosce si sente al sicuro tra le tue braccia,
mai pensa che, incontrandoti anche solo per poco,
poi non ti lascia più, entra nel tuo labirinto, non trova
più l’uscita.
Tu porti ricordi lontani di una giovinezza che spesso
non c’è più, rivivi momenti a volte tristi, altri felici,
chi ti è compagna, spesso, cerca compagnia, discreta
senza pretese.
Qualcuno ti parla; altri ascoltano in silenzio il battito
del loro cuore.
Chi parla ti racconta il suo dolore, tu non puoi rispondere,
sei la solitudine.

Gianna Faraon

Inconcludenze

Ho liberato un aquilone stamane,
se n’è andato fremendo
giocando col vento
frantumandosi a terra.

Ho visto spessori
di nebbia grigiastra
costruire castelli
su rocce impossibili.

Ho sentito prepotenza
sul fiore di schiuma
che dissolve le onde
in salsa piccante.

Ho passato la mano
per non rigirare
questa triste canzone
nel suo ritornello.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 16, 2012 at 07:16  Comments (5)  
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La morte ti sorprende

La morte ti sorprende sempre,
quando ti sfiora posandosi su chi
fino a un momento prima parlavi
e senza ragione via con se porta.
È voce il suo silenzio che muti lascia
con domande nel dolore sospese.
Ti chiedi se i domani che per chi muore
non verranno saranno attimi di eternità
o il nulla, quello che ognuno teme.
Ti chiedi se è ancora lì, vicino a te,
se di te mancanza senta e soffra,
se di te non ha più memoria e viaggia
verso altre mete a te sconosciute.
Tante domande in dolorosi istanti
che al tempo cedono il passo perché
questa è la vita che a te si concede
e lasciarti non vuole e non può.
Ti accorgi che è più triste di un nemico
la morte che di un amico a te caro.
Al primo la morte negò il tuo perdono,
all’amico hai già dato te stesso.
Alla morte in quei momenti chiedi…
Chi sei? Lei ti risponde soltanto…
Aspetta il mio tempo e saprai!
Aspettando quel tempo alla vita ritorni
e di più ami il suo eterno miracolo
al quale ancora appartieni.

Claudio Pompi