MOMENTI D’ANGOSCIA

Vorremmo portare una voce di solidarietà per tutti coloro che stanno vivendo momenti d’angoscia, per chi ha perso i suoi cari, per le macerie “antiche”, per coloro che lavoravano di notte ……là in Emilia e verso Brindisi dove l’atrocità inutile ha di nuovo portato morte e dolore. Grazie.

Tinti Baldini
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Published in: on maggio 21, 2012 at 19:16  Comments (11)  
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Fare buchi nel marmo

Fare buchi nel marmo
per sfogare il mio dolore
per tutti i vuoti e le mancanze
un foro perchè manca il lavoro
uno per il vuoto lasciato da un ideale caduto
uno per chi non ha da mangiare
uno per chi non trova amore
uno per un qualcosa perduto
uno per il suo sguardo smarrito
uno per tutte le solitudini del mondo
un foro che vada così a fondo da arrivare
all’altro lato e farsi luce

azzurrabianca

Published in: on maggio 21, 2012 at 07:46  Comments (10)  
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Schizofrenia

 
Chi vive in me
oltre il velo di Maia?
Bianca pagina aspetta
e invano aspetterai
che, come un guanto,
io rivolti il mio inconscio.
La mente,  pigra
chiude i suoi occhi al dubbio
per non soffrire;   eppure
come alterne stagioni
ineluttabilmente
affiorano emozioni… opposte;
umiltà  e presunzione,
altruismo e insofferenza
scaldano e intirizziscono
questo mio cuore.
Misteriosa scintilla
che attivi od interrompi
i circuiti d’amore
chi ti dà vita?
Quale atipica cellula
della grigia materia
mi snatura a tal punto
da confonder chi sono?
Solitudine,  è in me
fardello…….eppure scelta,
la ripudio e la inseguo
è prigione e libertà.
Bramo la tenerezza,
ma di leggerla temo
dentro ai suoi occhi;
la disprezzo e la fuggo:
Insondabile psiche!
Potrà mai mente umana
misurare l’inconscio?
Dagli abissi i concetti
affiorando scolorano
restan vuote parole,
frammentari rigurgiti
della schizofrenia.

Viviana Santandrea

Donna

          

           spazio
           poi un altro spazio
di doppie assenze
messo da parte ogni progetto
non c’è alcun luogo per i suoi germogli
ridisegnata a china è fatica d’esistere
          in sordina
dimenticata la policromia degli astri
          solo la luna
fotografarla quasi di nascosto.

Cristina Bove

Published in: on maggio 21, 2012 at 07:37  Comments (4)  
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Come ho potuto essere così cieco?

HOW COULD I BE SO BLIND?

Cold sands of time
(Winds that blow as cold as ice,
Sounds that come in the night)
Shall hide what is left of me?
(Come from Paradise.)
I’ve been through times when no one cared.
(Words that were mine,)
I’ve seen clouds in empty skies
When one kind word meant more to me.
(Shall last as a memory.)
Than all the love in Paradise.
I believed in my dreams.
Nothing could change my mind.
Till I found what they mean
Nothing can save me now.
“And all my days are trances,
And all my nightly dreams
Are where thy dark eye glances,
And where thy footstep gleams
In what ethereal dances
By what eternal streams”.

§

Fredde sabbie del tempo
(Venti che soffiano tanto freddi quanto il ghiaccio,
suoni che provengono dalla notte)
devono nascondere ciò che è rimasto di me?
(vengono dal Paradiso).
Ho varcato le porte del tempo quando nessuno osava.
(Parole che erano mie)
Ho visto nuvole a ciel sereno,
quando una sola parola significava molto di più per me
(devono durare come la memoria.)
di tutto l’amore nel Paradiso.
Ho creduto ai miei sogni.
Nulla poteva mutare la mia opinione,
finchè ho scoperto che cosa significano.
Nulla può salvarmi adesso.
“E tutti i miei giorni sono estasi,
e tutti i miei sogni notturni
sono dove i tuoi occhi scuri brillano
e dove il rumore dei tuoi passi luccica
in quali eteree danze,
con quali eterne correnti”.

EDGAR ALLAN POE

Le coccinelle sul filo di grano

Dietro ogni spiga del grano dorato
nascosta è una virgola di cielo.
Scorre sullo stelo,
il passo frettoloso
di gialle coccinelle in fila indiana.

S’arrampicano e giungono su in cima
una dietro l’altra, ordinate.
Sorprese e incantate,
lo guardano, quel sole,
come lì giunto fosse solo allora,

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto
di gambi lunghi e snelli.

Per nulla impensierite dal tragitto,
sotto le elitre preziose d’arte,
le alette tenerelle
ardon per la voglia di tuffarsi
là dove ancora dormono le stelle,
e avvicinar la fonte incandescente
nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

Fan come la chimera speranzosa
fa, salendo come fumo d’incenso
nel grande spazio della cattedrale:
sale fine colonna e sempre più
si spande e riempie il vuoto
e l’improfuma,
e va a lambire
i vetri colorati dove il sole
entra col raggio polveroso e pare
del ciel la grazia e la benedizione.

Armando Bettozzi