Mentre si fa sera

Scabro sentiero
scende tortuoso
verso l’abisso.
Spinosi cespugli,
selci taglienti
e serpi striscianti
aridi bevono
il sole d’agosto.
T’insegue la vita,
mentre si fa sera,
e la luce svanisce.

Nino Silenzi

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:48  Comments (6)  
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La Fornarina

RAFFAELLO SANZIO  –  1520

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:18  Comments (3)  
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Cielo perduto

ZÎL PÊRS

Un zîl,
un òmen,
un fiómm un gât
una vècia cà
e una dòna,
âcua che
adèsi s in và
con strai che 1
bizar-liber-amänt a scât geo-
mètric
I RINCÓRREN 2
chicôsaialsanMéAmDmandfôrsiséfôrsinåMéAmDmand, 3
misinén randèssurgnånflesuåus
persia-birma-soria-nubia/n
siamaislionèàngoraindurèeuropéozelèstalapòsta,
vèc’ casolèrimòbil,
la dpénnz sta véssta
una dòna
glievemänt,
al guèrda l insàmm
un òmen
traaa – seee- coooo- lèèèèè
PARCHÉ
al zîl dal zîl…
l é scunparé!!

1 strai, plurale di strajja, in italiano lasca, pesce dei fiumi dell’Italia settentrionale e centrale
2 e 3 – I RINCÓRREN e la sigla o acronimo che dir si voglia di
“Mé Am Dmand” è: MAD, parola inglese che in italiano significa
MATTO: anc nuèter uman a n fän èter che córrer, córrer, córrer…
Par dóvv? Vers la mòrt! E dåpp?

§

Un cielo,
un uomo,
un fiume un gatto
una vecchia casa
e una donna,
acqua che
lenta scorre
con lasche che 1
bizzarra-libera/mente a scatti geo-
metrici
RINCORRONO 2
CHIchecosalosannoforsesìforsenoiomichiEDO, 2
micio randagiosornioneflessuoso
persia-birma-soria-nubia/no
siamesefulvoangoradoratoeuropeoazzurroinagguato
vecchio casaleimmobile,
dipinge il tutto
una donna
lievemente,
l’insieme guata
un uomo
at – tòoooo – nii- too
PERCHÉ
il cielo in cielo…
ora più non c’è!

1 lasche, plur. di lasca, pesce di fiume color cenere/grigio; cfr. Purgatorio, XXXII – 54 di Dante “celeste lasca” valeva per costellazione dei Pesci
2 e 3 – RINCORRONO e CHI (omissis) EDO, cioè la corsa/domanda/ricerca perpetua della vita (quale vita?) fino alla morte?

Sandro Sermenghi

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:10  Comments (3)  
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Al vespro

Fermati, oh sole!
Un uomo s’è perso
e l’angoscia gli grida
che sta traboccando.

Tutto è da fare,
in pochi momenti,
troppo è da dire
in esigui secondi:
questo balletto
era solo una prova,
adesso ha scoperto,
come operare;
questo avanzare era
un sogno mal speso,
ed ora conosce
tutto il valore.

Fermati, oh sole!
Risorgi dall’alba,
riporta le perle
d’istanti svenduti.

Flavio Zago

Published in: on maggio 25, 2012 at 07:03  Comments (3)  
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Chi più fortunato di me?

Si cui quid cupido optantique obtigit umquam
insperanti, hoc est gratum animo proprie.
Quare hoc est gratum nobis quoque, carius auro,
quod te restituis, Lesbia, mi cupido.
Restituis cupido atque insperanti, ipsa refers te
nobis. O lucem candidiore nota!
Quis me uno vivit felicior, aut magis hac rem
optandam in vita dicere quis poterit?

§

Se mai ad alcuno avviene, contro ogni speranza,
ciò che desiderava tanto, molto gradito è al cuore.
Per questo mi è gradito, mi è più caro dell’oro,
che tu ritorni a me, Lesbia, che ti desideravo tanto.
Torni contro ogni speranza; tu stessa torni a me.
O giorno da segnare con una piccola pietra più bianca delle altre!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               Chi vive più fortunato di me, chi potrà dire che ci sia cosa più augurabile in vita?

CAIO VALERIO CATULLO

Published in: on maggio 25, 2012 at 06:58  Comments (2)  
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Dicembre incalza

coi primi versi freddi
sulla fronte.
Siamo entrati nell’aria
di Natale.
Il sentimento
seduto sulla soglia del mattino
che man mano con gli anni
si assopisce
sfogliando le pagine
incontra disegni dipinti
a quell’età di fiori
quando bastava un niente
a illuminare il cuore…
Oggi luce abbagliante
senza amore
la cometa conduce
in certi luoghi
dove scorre il fiume
dell’abbondanza,
e lascia la capanna
al suo destino.

Giuseppe Stracuzzi