Donna genovese

Tu mi portasti un po’ d’alga marina
Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
Che è corso di lontano e giunge grave
D’ardore, era nel tuo corpo bronzino:
-Oh la divina
Semplicità delle tue forme snelle-
Non amore non spasimo, un fantasma,
Un’ombra della necessità che vaga
Serena e ineluttabile per l’anima
E la discioglie in gioia, in incanto serena
Perchè per l’infinito lo scirocco
Se la possa portare.
Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

DINO CAMPANA

Ai miei genitori

Ronzio della preoccupazione
Stordisce il capo mio
Biglie che volano all’interno dei miei pensieri
Giocano alla roulette
Urtano fra loro per rimbombare ogni istante alla
Paura di questa vita, aspettando il
Numero che mi tocca

Resto accanto inferma,
guardo gli occhi loro, dove tutto capto
dove la verità esplode senza parole e
con pazienza e amore
tengo strette le briglie di
questa ingannevole vita

Rosy Giglio

Ri(flessioni)

Se non so proteggermi da parole altrui
vuol dire che alla mia porta
sa bussare un fragile abbandono

da qui all’eternità
tutti sanno essere poeti
senza stare necessariamente fermi

(per pura competizione da sbandierare)

molti sono coloro che si nascondono
dietro parole sentite su orizzonti
senza mai afferrare i loro stati d’animo

e troppi, con paure letali
e spesso perdenti,
posseggono conquiste aguzze

giusto o sbagliato (?):

due parole che non amo
ma la loro interpretazione
sanno lasciare sbocchi di allontanamenti
non vincenti per se stessi
ma per coraggio da scoprire
in giunture slegate da (personali) atavici passati.

Glò

Bologna

Ci sono porti intravisti dal mare
e città sorvolate di fretta
dove arriva il tuo viaggio distratto
Bologna invece ti abbraccia
è visione emersa dal cuore
che sale da bassa pianura
e rossa di terra e di umore
innalza il tuo sguardo
e due dita a indicarti il suo cielo
Mi ricordo ero giovane un giorno
dei giorni padrone e dei sogni
Un sogno era là a portata di mano
ed io giocavo a pensarmi una vita
scegliendola nuova e diversa
nel grembo di madre benevola e opìma
scrigno turrito di amore e buon tempo
aperto al mondo e a tutte le strade
Ma gli anni passano e i sogni invecchiano
chissà mai se una Dotta insegnante
uno sbaglio di troppo mi avrebbe evitato?
Ora che imbianco vorrei chiederlo a lei
ma la trovo nebbiosa e distante
E’ una donna violata e percossa
la bella che perse un dì l’innocenza
tra un nero di sangue e di macchine bianche
e più allegra non danza sull’aia
ormai tutta sommersa di “neve
Ma io con giovani occhi la guardo
come fanno in eterno gli amanti
e mi immagino scendere un giorno
sul sagrato di quella stazione:
ad accogliermi vedo già i musici
cantastorie sapienti e poeti
che il mio tempo hanno allietato
Loro sì che il mestiere conoscono
di scacciare quei neri fantasmi
e tra un sorso un accordo e un sorriso
torneranno a narrarmi gioiosa
di Bologna la sua favola antica.

Massimo Reggiani

Ecco come

La mia piccola
la vidi andare,
andare con lo sguardo
immoto, stanco
senza sapere
tremare di brividi,
strani palpiti
ignoti nell’ombra.
Poi, d’improvviso,
il balenio lontano
luce immensa
e slanciarsi anelando,
e correre, correre,
occhi abbagliati,
braccia protese,
non sentir se la fronte
avvampa,
se il respiro è breve
nell’ugola riarsa,
soffocando il dolore.
Poi stramazzare,
di schianto.
Sprofondare nel nulla,
nel vuoto sorridendo
nella Luce: Io Sono.
Negli occhi una stilla di pianto.

Paolo Santangelo